FESTIVAL DELLO SPORT

BOXE

BoxeDi Enrico Ballardini
Regia di S. Civilleri e M. Lo Sicco

LA BOXE AI TEMPI DELLA CRISI

 

A conclusione della prima serata del Festival dello sport che si svolge al Teatro Ringhiera – ATIR è stato presentato il collaudato e filante Boxe, ideato e diretto, su un testo di Enrico Ballardini, da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco.

All’insegna di un “triste” lo spettacolo deve continuare è facile vedere il parallelismo tra la boxe e il teatro ai tempi della crisi economica e valoriale d’oggi. Si è davanti alla storia, semplice e immediata, di un giovane ragazzo delle pulizie (Dario Mangiaracina) in una decadente e decaduta malmessa palestra che sa di polvere e sudiciume. Il giovane, che mostra subito un grande, se non addirittura eccessivo, vitalismo, sarà ben presto notato e invischiato dai gestori della palestra in cui lavora: uno staff sportivo stanco, senza motivazioni. Questa vera e propria corte dei miracoli è formata da maschere-icone del mondo pugilistico. Fanno parte dello staff uno sbronzo presentatore/arbitro (Filippo Farina), un ex pugile cotto e ora allenatore (Quinzio Quiescienti), la pin-up che sculetta sul ring tra una ripresa e l’altra (Stefania Ventura), l’aiuto/secondo o, come indicato più efficacemente nel testo, ragazza sgabello (una tenace Veronica Lucchesi),  il  medico (Gisella Vitrano) e la concreta organizzatrice/cassiera (una talentuosa Maria Grazia Pompei). Questa banda di sciamannati border-line sociali deve organizzare un incontro pugilistico per ottenere un finanziamento. Che c’è di meglio che incastrare il bel giovanotto scopa in mano?

Il ragazzo subisce quasi un plagio da quello staff grottesco e sale sul ring per un incontro finto (d’effetto il match accelerato e volontariamente clownesco), viene sconfitto, ma questo importa solo a lui, che vede sconfitto il proprio sogno, forse la stessa propria identità. Agli altri interessa solo aver fatto incasso perché necessariamente lo spettacolo deve continuare. I rimandi al mondo del teatro in questi tempi di crisi sono evidenti: quante le compagnie in difficoltà che pur di sopravvivere sono disposte a creare spettacoli su commissione, senza motivazioni e senza passione?

Uno spettacolo fresco e gradevole visivamente. Sicuramente di grande impatto visivo è la pesatura del campione: pesato a pezzi (ora una gamba, ora un braccio, ecc.) con lunghe corde ai capi delle quali s’affannano i componenti dello staff nel celebrare il triste gioco del burattino manovrato dai burattinai. In questo spettacolo la commistione di linguaggi (dalla farsa clownesca al dramma) la fa da padrone e ben ci sta per dare un affresco, non solo della boxe e del teatro, ma della società stessa in tempo di crisi: senza valori e intenta solo a contar denaro.

Per concludere è importante sottolineare come faccia parte del progetto  della coppia Civilleri – Lo Sicco reclutare, dopo un’accurata selezione, in ogni città dove è programmato Boxe un pugile vero  da opporre al pugile/burattino. Per questa occasione è stato scelto il giovane promettente peso medio Marcello Muccio della palestra Eracles Gymnasium di Milano.

Prima dello spettacolo si è svolta una simpatica chiacchierata tra Serena Sinigaglia, regista cofondatrice di Atir, e Gianni Clerici, supremo intenditore di tennis.

a.r.

TORNA