TEATRO DELLA COOPERATIVA

TEORIA DEL CRACKER

Fino al 13 ottobre 2019 

con Daniele Aureli
primo spettatore Massimiliano Burini
dramaturg Giusi De Santis
assistenza al lavoro Amedeo Carlo Capitanelli, Matteo Svolacchia
cura del suono Nicola “Fumo” Frattegiani
luci Christian Sorci
drammaturgia e regia Daniele Aureli
organizzazione Elena Marinelli
grafica locandina Francesco Capoch Capocci
con il sostegno di Fontemaggiore – Centro di Produzione Teatrale, Corsia Of – Centro di Creazione Contemporanea, Spazio Zut! Foligno, Teatro Thesorieri di Cannara, Centrodanza Perugia
si ringrazia premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti, Spin Off Roma, Pro Loco Cesi 

– spettacolo vincitore premio Giuria Popolare Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2017
– debutto al Festival Primavera dei Teatri XIX edizione

RASSEGNA CIONI MARIO – OTTOBRE FUORI STAGIONE
PRIMA MILANESE


Visto da Adelio Rigamonti l’11ottobre 2019

TEORIA DEL CRACKER

UNO SPETTACOLO PROFONDO E DI GARBO AL COOPERATIVA

Teoria del cracker di e con Daniele Aureli, in scena al Cooperativa purtroppo solo fino al 13 ottobre ,  è spettacolo profondo e di garbo, che meriterebbe di essere visto e di conseguenza apprezzato da un pubblico numeroso.
In una città del centro Italia, di cui Aureli non esplicita il nome, si sono ammalate oltre 6.000 persone per i miasmi delle fabbriche e degli inceneritori. In un paese vicino una donna si ammala e le sue ultime ore sono raccontate dalla malattia stessa tra poesia e rabbia.

TEORIA DEL CRACKERUn punto di vista insolito e geniale per raccontare il degrado ambientale, foriero di tante morti, che noi stessi, chi più e chi meno, chi incosciente e chi cosciente, chi per ignavia e chi per lucro abbiamo contribuito a generare. La narrazione condotta dalla malattia stessa è discreta quasi in punta di piedi, mentre gli altri personaggi frutto dell’affabulazione di Aureli sono spesso maggiormente concreti fino a essere popolari un poco rozzi.

Si inizia con un mondo cane ripetuto e urlato da Andreone, il matto del paese, ricco di semplice ma sofferta poesia (uno dei personaggi che dappresso o da lontano accompagnano il passaggio della malata), un urlo, un rantolo che scivola in una sorta di scioglilingua ricco di veloci giochi di parole in cui si mischiano e si alternano con sapienza detti popolari in un procedere di analogismi solo apparentemente senza senso. Tra i personaggi di contorno assai efficace quello di Manomozza, e geniale il personaggio di Bomber, un cane malmesso guardia del cimitero che col suo pisciare su ogni tomba, poiché tutti sono uguali, richiama per suggestioni La livella di Totò. Convince formalmente e contenutisticamente il finale in cui per la prima volta è la malata a parlare narrando della tragica fine di suo padre, più che ottuagenario, che spiega il proprio suicidio con un esaustivo e disperatamente conclusivo  boh.

A un testo drammaturgicamente ben costruito e saldo, quasi del tutto assenti le cadute di ritmo,

si aggiungono le qualità interpretative di Aureli, sicuramente autore e attore di talento che si fa malattia o personaggio popolaresco di contorno con naturalezza mostrando una non indifferente espressività corporea.

Il perché del titolo, Teoria del cracker, è ben spiegato così dal foglio di sala: “Quando mastichiamo un cracker, il rumore che percepiamo dentro di noi è maggiore rispetto al rumore che sentono le persone che ci sono accanto. È così quando proviamo dolore”. Da vedere.

                                         Adelio Rigamonti