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REGALO DI NATALE

(Visto l’11 gennaio al Teatro Manzoni)

Da Pupi Avati – Adattamento di Sergio Pierattini – Regia di Marcello Cotugno

VITE IN GIOCO

Al Teatro Manzoni giovedì  11 gennaio ha debuttato lo spettacolo Regalo di Natale tratto da una sceneggiatura cinematografica di Pupi Avati dell’86 e adattato per il teatro da Sergio Pierattini per la regia di Marcello Cotugno.

Quattro amici di lunga data, che non si vedono più da una decina d’anni, decidono di ritrovarsi nella magica notte di Natale in una villa della campagna bolognese dove intendono trascorrere la serata attorno a un tavolo da gioco sfidandosi a poker.

Insieme a Lele, Ugo, Stefano e Franco ci sarà un ospite speciale e misterioso: l’avvocato Sant’Elia, un ricco imprenditore che produce bambole per un mercato “di nicchia” (poi si scoprirà cosa produce esattamente), piuttosto anziano, cagionevole di salute,  ma soprattutto con la propensione  a perdere al gioco. I quattro sperano così di aver trovato il classico pollo da spennare  che con un po’ di fortuna potrà risolvere i loro problemi economici.

Lele, interpretato da un brillante Giovanni Esposito, è un giornalista squattrinato, aspirante scrittore di successo, che non è ancora riuscito a cinquant’anni suonati a realizzarsi né professionalmente né in ambito familiare.

Stefano (Gennaro di Biase) è proprietario di una palestra, attività che ultimamente gli sta dando parecchi grattacapi e nella quale cerca di barcamenarsi ricorrendo anche a metodi non proprio legali.

Filippo Dini interpreta Franco, proprietario di un Cinema Multisala a Genova che ha bisogno di un urgente restauro, anche lui alle prese con la crisi del mercato e dipendente economicamente dal ricco suocero che detiene la maggioranza nella società e lo costringe sotto il suo giogo.

Ugo (Valerio Santoro) invece è attorno a quel tavolo per recuperare (o almeno crede) l’amicizia perduta di Franco con il quale aveva litigato anni prima per via di un tradimento con la donna che doveva diventare sua moglie.

Gigio Alberti è perfetto nei panni dell’avvocato Sant’Elia un uomo schivo, introverso e ingenuo che quasi trova piacere nel perdere, misterioso al punto giusto e a volte inquietante nella sua interpretazione.

Attorno a quel tavolo non ci sarà in gioco solo il poker ma il bilancio della vita di ciascuno, costellate da inganni, fallimenti, rimpianti, recriminazioni e speranze; un bilancio in perdita.

Molto bella la scelta scenografica di Luigi Ferrigno che pone il tavolo da gioco su una piattaforma rotante che mette alternativamente alla luce dello spettatore i cinque protagonisti quasi fosse l’inquadratura di una telecamera e nello stesso tempo è simbolo della vita che come in un giro di roulette si prende gioco di noi.

Sullo sfondo si scorge uno striminzito albero di Natale a simboleggiare lo squallore e la pochezza delle anime riunite in quella triste notte. Le luci di Pasquale Mari completano ed esaltano la scenografia.

Un cast d’eccezione e un testo importante fanno di questo spettacolo un piccolo gioiello sicuramente da apprezzare che ci diverte con sottile ironia e ci fa riflettere sull’amicizia e sulla perdita dei valori umani.

Marina Salonia