UNDICESIMO COMANDAMENTO: UCCIDI CHI NON TI AMA

(visto nel Salone d’onore della Triennale il 10 settembre 2017)

Compagnia Opera Liquida
Spettacolo liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Elena Mearini
e con gli scritti degli attori reclusi

Con gli attori detenuti ed ex detenuti
della Casa di Reclusione Milano Opera
e Maria Chiara Signorini
Regia di Ivana Trettel

UN GRANDE FLASH DI TEATRO SOCIALE

Nell’ambito della tre giorni organizzata dal Corriere della Sera alla Triennale di Milano dal titolo Il Tempo delle Donne ho visto un estratto dello spettacolo della Compagnia di Teatro Carcere Opera Liquida “Undicesimo Comandamento: uccidi chi non ti ama”  per la regia di Ivana Trettel.
Il breve estratto era posto in coda a un dibattito intitolato Uomini Cattivi – Cosa c’è nella mente di un uomo malvagio con lo scrittore Matteo Ferrario e lo psichiatra criminologo Massimo Picozzi. L’incontro condotto da Giusi Fasano e Marco Imarisio mi pare non abbia detto o aggiunto molto a quanto comunemente letto sui giornali, visto in Tv e ascoltato per radio.
Di tutt’altro tenore il breve stralcio delle spettacolo teatrale presentato da detenuti ed ex detenuti del Carcere di Opera. L’impegnativo e suggestivo testo, tratto da un lavoro  più complesso e articolato e ispirato dall’omonimo romanzo di Elena Mearini, è stato scritto da detenuti del carcere milanese.
Nonostante lo spazio, una stretta pedana allestita nel Salone d’onore della Triennale, non fosse adatto a spettacoli teatrali veri e propri, la Compagnia di Teatro Carcere Opera Liquida ha offerto al pubblico un intenso e drammaturgicamente maturo cammeo.
Con il prezioso supporto attoriale di Maria Chiara Signorini, unica presenza femminile, è stato raccontato un drammatico, ma quasi consueto, episodio di violenza familiare; il tutto visto dagli occhi di uno dei bambini della sconquassata famiglia.
Si tratta quasi di una corale ben curata dalla regista Ivana Trettel, che s’avvale delle semplici, ma efficaci coreografie di Claudia Casolaro: una sequenza di movimenti a scatti e di fermi immagine. Non ci sono ruoli definiti, se non quello della madre.
E’ notevole che uomini in carcere per reati anche gravi, calati nei panni delle donne violate, dei bambini coinvolti in famiglie sconquassate da domestiche violenze, con grande carica emotiva gridino con forza alle donne, a tutte le donne, di difendersi attraverso la legge. Dieci uomini in scena, “immersi” in bellissimi e semplicissimi costumi neri dai grandi sottanoni, sono alternativamente maschio,  femmina,  madre, padre, figli e figlie e agiscono per scuotere una società assuefatta, indifferente  che rischia di considerare la violenza di genere solo come una tragica notizia di cronaca che quasi “disturba”.
Spezzone breve ma di grande intensità in grado di reggere, per completezza della storia narrata e per il ritmo perfettamente teatrale, anche da solo. Un pugno allo stomaco all’indifferenza ormai di molti.
Adelio Rigamonti

Qui di seguito un breve promo dell’intero spettacolo girato con l’organico al completo; breve ma esaustivo per comprendere la densa bellezza del testo e l’affascinante messa in scena. (Da YouTube)

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