OPERA PANICA – CABARET TRAGICO

Di Alejandro Jodorowsky
Regia di Fabio Cherstich

(Visto il 10 ottobre alla Sala 3 del teatro Franco Parenti)

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L’IRRIVERENZA DI JODOROWSKY

“Opera Panica”, in scena nella Sala 3 del teatro Franco Parenti di Milano fino al 29 ottobre, è composta da una serie di piccole pièces, alcune brevi  e immediate come divertenti sketch, altre più lunghe e articolate, ma che sempre utilizzano forme di  linguaggio forti, sia verbali che corporee, in cui dialoghi, balletti, canzoni e pantomime, interagiscono in uno spettacolo dai toni  surreali.

Tratto da un’opera di Alejandro Jodorowsky viene elaborato in maniera originale dal regista Fabio Cherstich che riesce, malgrado gli spazi angusti della sala e del palco, a dare, anche grazie ad accorgimenti scenici, aria e luce alle storie raccontate.

Le musiche e le canzoni supporto ai testi, suonate e cantate dal vivo, sono originali creazioni dei bravissimi  Duperdu, Marta Marangoni e Fabio Wolf, in scena anche come attori.

Veramente bravi Valentina Picello, Loris Fabiani, Francesco Sferrazza Papa, Matthieu Pastore, attori coinvolgenti che mostrano complicità, affiatamento e grande bravura nell’osservanza dei tempi scenici.

Questo spettacolo divertente, irriverente, con spunti politici e sociali, è uno dei lavori più godibili e originali di questo inizio di stagione teatrale a Milano. Da vedere.

Claudia Pinelli

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Note di regia


Riportiamo le interesssanti note di regia tratte dal foglio di sala (ar)

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Lo spettacolo è pensato come un pastiche indisciplinato e visionario, un cabaret tragicomico come la nostra esistenza.  Sul palco si alternano una selezione delle 26 mini-pièce che compongono il testo originale con songs philosophique dal sapore brechtiano, piccoli balletti e alcune video-pantomime. Quattro attori interpretano i tanti personaggi protagonisti del testo, accompagnati dalla musica composta ad hoc ed eseguita dal vivo dal duo di musicisti milanesi Duperdu’. Durante la preparazione dello spettacolo ho incontrato Jodorowsky a Parigi per parlare con lui del testo e mi è rimasta impressa una frase che mi ha detto citando il suo manifesto per un teatro panico “ I romani dicevano “Io” indicandosi la pancia. Per loro il cervello era solo un congelatore delle idee che nascono calde all’altezza dell’ombelico. Il teatro si esprime con l’inconscio. Bisogna permettere ad esso di fluire in scena con la stessa libertà con cui sgorgano i sogni.

È un testo che ho conservato gelosamente dentro a un cassetto come un sogno da molti anni, da quando ho incontrato Antonio Bertoli, amico e traduttore di Jodorowsky che mi ha regalato la versione ciclostilata del testo dicendomi: “una volta letto non potrai più farne a meno”. Aveva ragione. A distanza di 16 anni da quell’incontro lo metterò finalmente in scena.

 Fabio Cherstich

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