HUMAN

(Visto al Teatro Carcano il 10 marzo 2018)

Di Marco Baliani e Lella Costa– Regia di Marco Baliani

L’ASSUEFAZIONE ANNULLA L’UMANO

Human, lo spettacolo pensato e scritto da Lella Costa e Marco Baliani, che ne firma pure la regia, andato in scena al Teatro Carcano nei giorni scorsi, si pone l’obiettivo di indagare l’Umano di oggi e quindi la negazione dello stesso, a bella posta il titolo della pièce è barrato, cancellato. Lo spettacolo è un puzzle di tessere, non sempre ben collimanti tra loro, attorno al fenomeno dei migranti, senza essere, ma, credo,  neppure voler essere, un esempio di teatro civile che denunci o tenti di dare (improbabili) risposte. Piuttosto lo spettacolo è un viaggio, non sempre drammaturgicamente lineare e coeso, nell’indifferenza, nei luoghi comuni di una tragedia in cui gli umani  si annullano in una sorta di assuefazione inoppugnabile a ciò che avviene nel quotidiano: questa assuefazione alla morte, al dolore assurge a vera protagonista negativa dell’intero lavoro.

Per mettere in scena la nostra disumanità gli autori giocano a mischiare linguaggi drammaturgici che spesso sono d’impaccio al proseguire della narrazione, costituendo una serie di frammenti anche interessanti, in alcuni casi anche veri e propri cammei come gli assolo della sempre brava  Lella Costa, ma che mal si amalgamano tra loro. Lo spettacolo incede per lasciapassare incerti che sembrano non portare da nessuna parte e a volte mi è parso che vi sia voglia di sfoggiare gratuita erudizione, vedi il lirico mito di Ero e Leandro ricco sì di poesia ma distante e stridente con lo sporco impoetico naufragio dei barconi d’oggi.

Piacciono senza dubbio la scenografia e i costumi di Antonio Marras in un drammatico accavallarsi di variazioni di rossi che evocano con forza i consunti abiti e i giubbotti dei migranti, variazioni di rossi che costituiscono un pesante arazzo di sofferenza e morte come sfondo di tutta l’azione scenica. La scenografia e i costumi sono valorizzati dal felice disegno delle luci fin dall’inizio (il faro che si accende e si spegne sul fondo svelando brandelli del grande arazzo).

Piace e convince la musica originale di Paolo Fresu che contribuisce a fare da collante e filo conduttore dove la drammaturgia spezzata non riesce.

Brava senza’altro Lella Costa nei suoi monologhi in cui propone con garbo e gradevole ironia i luoghi comuni sull’immigrazione (“possibile che sian tutti laureati”) oppure quando si inventa migrante e si scervella a pensare cosa portarsi addietro (“un qualcosa che faccia casa”) o ancora quando ricorda le traversie e le ingenuità dei nostri migranti in America.

Bravi anche i giovani David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis, Luigi Pusceddu; meno convincente Marco Baliani, inferiore al suo standard abituale, forse troppo coinvolto e limitato dall’essere anche regista dello spettacolo.

In conclusione Human è spettacolo in cui tutto, dalle scene alle luci, alla musica e alla recitazione è abito valido e convincente a un corpo drammaturgico debole e slegato.

Adelio Rigamonti