TU SEI AGATHA

(Visto nella Sala 3 del Teatro Parenti il 10 ottobre 2018)

Da Agatha di Marguerite Duras – adattamento e regia Lorenzo Ponte

SPIE DAL BUCO DI UNA SERRATURA

Sarà stato per una sfortunata concomitanza di fattori negativi, contigui e interni allo spettacolo, ma Tu sei Agatha, in scena nella Sala 3 del Teatro Franco Parenti fino al 21 ottobre, mi ha lasciato dell’amaro in bocca.
Tu sei Agatha, un testo di Marguerite Duras, adattato e diretto da Lorenzo Ponte, narra di un incontro tra Agatha e suo fratello. L’incontro avviene nella villa ormai abbandonata che fu frequentata nell’infanzia e nell’adolescenza da entrambi. Agatha ha deciso di interrompere il rapporto incestuoso che li unisce per seguire l’uomo che la sposerà. Nell’incontro, forse l’ultimo, emergono ricordi di un intenso legame assai difficile da recidere.
La libertà, o meglio il desiderio di libertà/liberazione, che dovrebbe o potrebbe sottendere  il testo della Duras, è costretta nell’angusto e infelice spazio della Sala 3 del Franco Parenti tra l’irrimediabile cigolio delle poltrone e qualche inutile e fuori luogo risolino. Lo spettatore, soprattutto se a ridosso, o quasi, della prima fila, è nella condizione di chi spia da un buco della serratura da cui si vede poco e si ascolta tutto. Ha avuto quasi la sensazione di ascoltare un radiodramma il cui testo, nella rielaborazione di Lorenzo Ponte, è spesso ripetitivo col rischio di diventare, per alcuni passi, scontato. La poesia che potrebbe esserci nel testo originale qui si concretizza in un enfatico su e giù vocale di Valentina Picello, spesso sopra le righe e con qualche colpo di tosse di troppo dovuto al gran borotalco (?) sparso sul palco e in sala per annebbiare pesanti ricordi. Peccato perché ho seguito la Picello in recenti opere dove si è mostrata più efficace e soprattutto meglio guidata. Peccato soprattutto per Christian La Rosa evidentemente voluto sotto tono a scapito del suo naturale vigore mostrato in altre occasioni, soprattutto in Pinocchio e ne La bisbetica domata. Un attore decisamente interessante e talentuoso in questa caso nudo nel corpo, come l’Agatha della Picello, e reso fiacco e a volte assente dalla regia di Lorenzo Ponte.
In conclusione uno spettacolo che avrebbe bisogno di più mossa  libertà in spazi meno costrittivi per attore e pubblico. Mi spiace che mi sia sfuggita l’anteprima avvenuta in una stanza disabitata della casa-museo Boschi dove, secondo i più, lo spettacolo fu assai suggestivo e carico di empatia, quest’ultima praticamente assente al Parenti. Da rivedere in altre location.
                                                                                                                                        Adelio Rigamonti