PRESENTAZIONE

L’HO FATTO PER IL MIO PAESE

Fino al 25 novembre al Teatro Martinitt è di scena L’ho fatto per il mio paese di Francesco Freyre e Andrea Azalone, scritto con Antonio Cornacchione. 
Teatro a Milano, per la presentazione dello spettacolo, ripropone alcuni stralci della recensione pubblicata su queste pagine nel maggio del 2016 quando lo spettacolo approdò al Teatro Menotti. In quelle repliche accanto ad Antonio Cornacchione vi era Lucia Vasini, sostituita al Martinitt dalla giovane e talentuosa Ippolita Baldini.
Lo spettacolo riesce a mantenere intatta tutta la freschezza delle prime repliche quando il testo spinto dalla contingenza sembrava più che altro una piéce-istant attorno alle malefatte della ministra Fornero. Non si tratta assolutamente  di un’opera politica o di cronaca, ma di una divertentissima tragicommedia.
Metti una ministra del lavoro legata su di un lettino, tutta pesta e semi incosciente, metti un infermiere/fotografo disoccupato e lontano della pensione che slitta sempre più lontana: sequestrata e sequestratore. Come in tutte le commedie imprevisti e fraintendimenti si susseguono. L’impiccio più grave è causato dall’uso di una telecamera cinese “made in Napoli” usata per girare il video/documento del sequestro. Ai giornali sarà inviato il filmato delle accidentate prove del comunicato, registrate a insaputa di sequestrata e sequestratore. Che butterà tutta in farsa rendendo poco credibile sia la rapita e il rapitore. I due cominciano a collaborare, si tenta di riparare tutto, inventandosi nuove soluzioni, ma improvvisamente cade il governo e nella cantina del sequestratore (uno spazio ben allestito da Alessandro Scarpa) si trova invece di una ministra una commercialista.
Più trattenuto, quasi più intimista, il diario delle insoddisfazioni e delle disfatte personali che occupa tutto il secondo tempo, amarezze condirete con humor che muovono più volte alla risata anche grassa. Il testo può sembrare semplice e poco profondo ma ben presto  si rivela il miglior supporto per sviscerare battute dirette che assai velocemente  illuminano aspetti della contemporaneità tra crisi e disagi.
Bello il “lampo” sul collezionista di collezioni” appiccicato addosso a chi si reca in edicola e prende ogni primo numero in promozione di qualsiasi raccolta di collezionismo. Due mondi diversi che si urtano nell’interno d’una cantina/prigione che poi, alla fine, dopo i bilanci, anche cattivi, delle rispettive vite private si riavvicinano quasi a compenetrarsi. Divertimento e risate assicurate.

(a.r.)

VETRINA

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