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FAME MIA

Di e con Annagaia Marchioro

SAZI DI BRAVURA *

Al Teatro Leonardo fino a domenica 11 novembre una sorprendente Annagaia Marchioro riporta in scena Fame miaQuasi una biografia scritto dalla stessa Marchioro in collaborazione con Gabriele Scotti e liberamente ispirato a Biografia della fame della scrittrice belga Amélie Nothomb, che tra i 15 e i 17 anni conobbe l’anoressia. La pièce poggia su un testo denso e importante che è ironico, quasi grottesco, senz’altro tragicomico e gira con forza e garbo tutto attorno all’ossessione per il cibo tra bulimia e anoressia.

Risultati immagini per annagaia marchioro fame miaUna favola crudele in cui si intersecano frammenti, quasi un sottofondo, della biografia della Nothomb con quelli assai più corposi, presenti e densi della stessa attrice/autrice e altre storie, altri aneddoti. La storia si svolge nella sua Venezia e copre un arco temporale che va dai tre anni all’età adulta in un toboga di personaggi che affastellano il racconto, dando occasione all’attrice di giocare con estrema efficacia giostrandosi con abilità nell’attraversare, con misura, vari generi  teatrali  fino a un cammeo da commedia dell’arte, anche grazie alla complicità della scenografa Maria Spazzi che le offre assist geniali. Ovviamente proprio sulla scenografia e sul finale, come chiede la stessa Annagaia Marchioro, preferisco non dire nulla, anche perché spero che, dopo la breve apparizione al Leonardo, lo spettacolo possa avere il pubblico e gli applausi che indubbiamente merita.

E merita applausi soprattutto per la grande interpretazione fornita dalla Marchioro. L’avevo già vista e considerata talentuosa in due spettacoli della scorsa stagione (Cinglish al Ringhiera e Il turista al Filodrammatici) ma al Leonardo riversa sul pubblico un entusiasmo e una leggerezza che colpiscono. E piace questo suo passare dal suo  veneziano, (un lessico domestico, in cui rivivono conoscenze e famigliari, tra cui una importante nonna) al pugliese della suora incontrata alla scuola elementare (divertentissimo il pastiche linguistico e contenutistico tra Dio, santi e cibo), al gustoso napoletano della compagna di studi smaliziata e pacchiana. Brava davvero e un brava anche alla regista Serena Sinigaglia, che, come già detto in una recente recensione (Isabel Green, che potete trovare nell’archivio di gennaio), riesce a esaltare e a esporre tutte le doti e qualità di un’attrice. Da vedere.

Adelio Rigamonti

* Dalla recensione apparsa su queste pagine nel febbraio 2018

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