NOTERELLE DI PANCIA    
Con il gradevole spettacolo Il cielo in una pancia di Francesca Sangalli con una effervescente Alessandra Faiella per la regia di Andrea Lisco si conclude la stagione teatrale dello storico teatro Verdi di via Pastrengo.

Infatti il 31 dicembre finisce la programmazione artistica del teatro Verdi, che con alti e bassi era stato comunque uno dei punti di vita culturale più attivi e apprezzati  da più di quarant’anni  in città e soprattutto nel quartiere Isola dove sorge.

In verità da circa due anni aveva conosciuto più alti che bassi e alcune date di spettacoli erano tornate a essere presenti nelle agende anche degli operatori culturali. Personalmente erano anni che frequentavo il Verdi solo per kermesse politiche, ho ripreso a frequentarlo come critico con l’arrivo del direttore artistico e regista Andrea Lisco nel 2016. Dai titoli, autori, registi e interpreti era facile intuire che il vento era cambiato. Ricordo con piacere l’eccellente interpretazione di Milvia Marigliano  nel viaggio a ritroso di “Ombretta Calco”, un pregevole testo di Sergio  Pierattini con la regia Peppino Mazzotta.  Altrettanto importante spettacolo è stato il noir Rosalyn, con Marina Massironi e Alessandra Faiella, che a gennaio sarà di scena al Carcano sempre per la regia di Serena Sinigaglia. Infine, recentemente, è piaciuto Arlechino – Traduttore e traditore di due padroni coraggioso spettacolo bilingue del cinese trapiantato in Italia Shi Yang Shi.

Come sottolineato in un articolo apparso il 28 sul Corriere della Sera “dal 2018 non ci saranno più un cartellone definito e personale fisso ma spettacoli a singhiozzo, mentre lo spazio sarà lasciato libero più spesso per gli eventi o compagnie esterne che lo volessero in subaffitto” . Sul web circola un appello: esercenti e abitanti dell’Isola, insieme ad artisti e operatori culturali, chiedono alla cooperativa Teatro del Buratto, ora concentrata sulla nuova grande sede di piazzale Maciachini, di preservare il destino del Verdi nel segno della continuità.

È vero, come sottolinea la proprietà, che il teatro non chiuderà, ma un teatro senza programmazione coordinata da una direzione artistica diventa solo un locale, anche se bello e prezioso, un locale senz’anima, un contenitore occasionale, non un teatro.

In una breve intervista Andrea Lisco afferma «Mi avevano chiamato due anni fa per rilanciare la sala, è stata una esperienza entusiasmante. Il quartiere ha voglia e bisogno di progettualità culturale», un bisogno di cultura che emerge dall’appello che gira sul web e che potete rileggere a questo link: https://www.facebook.com/Sondalifeteatro

Adelio Rigamonti