IL CARTELLONE DEI TEATRI MILANESI

pagine in allestimento

PICCOLO TEATRO

TEATRO STREHLERLargo Greppi 1 – tel. 02 42 411 889

DAL 22 AL 28 FEBBRAIO

LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE

di Thomas Middleton – adattamento di Declan Donnellan e Nick Ormerod – regia Declan Donnellan

Dall’Archivio di Teatro a Milano proponiamo ampi stralci della recensione di Adelio Rigamonti redatta nella stagione 2018/19.

LA GROTTESCA, DIVERTENTE DANZA MACABRA DI DONNELAN

[…] La tragedia del vendicatore è stata scritta da Thomas Middleton, drammaturgo inglese tra i più celebri dell’età elisabettiana e giacomiana e famoso autore di city comedies e revenge tragedies. La regia è di  Declan Donnelan, Leone d’oro alla carriera nel 2016 a Venezia, che è alla sua prima produzione in un teatro italiano alla guida di attori italiani.

La tragedia del vendicatore è una revenge tragedie, una sorta di pulp fiction del Seicento britannico in cui nulla ci viene risparmiato: delitti a iosa, stupri, intrighi, vizi e immoralità di ogni genere. La preziosa rilettura che Declan Donnelan compie del famigerato testo originale è tutta sapientemente virata nel grottesco e spiazza, praticamente fin dall’inizio, lo spettatore.

A luci accese il pubblico prende posto dinnanzi a un’enorme palizzata rossa, che nel prosieguo sarà contemporaneamente sipario e sfondo: un rosso tendente al bruno, un qualcosa di tetro, quasi un preambolo ottico a quello che accadrà. Ma dopo qualche battuta di premessa alla sanguinolenta tragedia, ecco subito la virata al grottesco che contraddistingue tutto lo spettacolo ed esalta il teatro/ finzione.

La tragedia si svolge in una non identificabile corte italiana. È lo stesso regista Donnelan a dirci che “all’epoca l’Italia cattolica era un luogo proibito per gli inglesi protestanti. Per poter parlare di corruzione, ambientavano le storie in Italia”. La collocazione in Italia è sottolineata, nel curatissimo impianto scenico ideato da Nick Ormerod, dalla proiezione sullo sfondo di enormi squarci di famosi e preziosi dipinti di Mantegna, Piero della Francesca e Tiziano.

Quello in scena allo Strehler è sicuramente teatro che diverte sempre in equilibrio tra lo splatter, l’ironico e, come già detto, il grottesco che è la chiave di lettura più convincente che il regista anglo-irlandese sapientemente fornisce al pubblico. Uno spettacolo veloce, rapido, due ore trascorse senza guardare l’orologio, aperto e soprattutto chiuso, nel prepotente sabba infernale del massacro finale, da uno scatenato ballo sulle note di Ahi, Ahi, Ahi di Gianluca Misiti. Una vertiginosa danza macabra che ricorda assai da vicino le agitate movenze dei dipinti secenteschi su molte chiese del nostro Nord a partire da Clusone e dintorni della Val Seriana.

Tutta la tragedia efferata, affresco di una società in cui la vita di ciascuno è priva di speranza, è attraversata dal senso del comico che si sprigiona dal tradizionale humour inglese unito alla passionalità grassa italiana con risultati spesso esilaranti.

Importante e significativo il lavoro del regista sugli attori, alcuni giovanissimi, quasi tutti diplomati al Piccolo Teatro; un lavoro indirizzato a creare la squadra, l’insieme per il quale tempi e azioni sono calcolati quasi con precisione artigianale. Recitare abbandonando gli stilemi personali per costruire un collettivo non è comune sui nostri palcoscenici e ci vorranno alcune repliche perché tutti concorrino a ottenere quei risultati di insieme voluti dal regista.

Dei quattordici interpreti in scena, un altro bel vedere coi tempi che corrono, mi hanno particolarmente convinto Fausto Cabria nello sdoppiarsi tra il feroce Vendice e Piato sordido e sporco, Raffaele Esposito nel contorto ruolo di Ippolito, fratello di Vindice, e soprattutto Pia Lanciotti sfrenata e avvincente sia nel ruolo della sensualissima Duchessa sia in quello di Graziana, madre di Casta, Ippolito e Vindice, donna che è facile a lasciarsi abbindolare con promesse di ricchezza e promozione sociale. […] Da vedere.

(a.r)

TEATRO GRASSI Via Rovello 2 tel. 02 42 411 889 

Dal 18 febbraio al 1° marzo

di Johann Wolfgang Goethe – versione italiana Fabrizio Sinisi – regia e drammaturgia Federico Tiezzi

Faust di Goethe è la nuova tappa della ricerca artistica di Federico Tiezzi. Un percorso tra i temi cari al regista, la crisi della soggettività, dell’individuo, la crisi dell’io; una riflessione sul conflitto tra l’intellettuale nella sua aspirazione all’eternità e la realtà di una dimensione fisica e biologica che sfugge e si consuma.

TEATRO STUDIO MELATOVia Rivoli 6 – tel. 02 42 411 889

RIPOSO

 

 

TEATRO ELFO PUCCINI - Corso Buenos Aires 33 - tel. 02 00660606
SALA SHAKESPEARE

Fino al 26 febbraioimmagine scheda

TRASCENDI E SALI

Di e con Alessandro Bergonzoni

Trascendi e sali. Un consiglio, ma anche un comando. O forse una constatazione dovuta a una esperienza vissuta o solo un pensiero da sviluppare o da racchiudere all’interno di un concetto più complesso. Perché, in fin dei conti, Bergonzoni in tutto il suo percorso artistico, che in questi anni l’ha portato oltre che nei teatri, nei cinema e in radio, nelle pinacoteche, nelle carceri, nelle corsie degli ospedali, nelle scuole e nelle università, sulle pagine dei giornali, nelle gallerie d’arte e nelle piazze grandi e piccole, Bergonzoni è diventato un ‘sistema artistico’ complesso che produce e realizza le sue idee in svariate discipline, per metabolizzare tutto e ripartire da un’altra parte.

SALA BAUSCH
FINO AL 23 FEBBRAIO
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PAOLO BORSELLINO. ESSENDO STATO
di e con Ruggero Cappuccio

Arrivano per la prima volta in scena le parole pronunciate da Paolo Borsellino, che gli italiani non hanno mai ascoltato, raccontate da Ruggero Cappuccio.
Il 31 luglio del 1988 il giudice palermitano denuncia con forza, davanti al CSM, l’inadeguatezza dei mezzi di contrasto attivati dallo Stato contro la Mafia.

Giovanni Falcone verrà ucciso quattro anni dopo, il 23 maggio 1992, nell’attentato di Capaci. Paolo Borsellino 57 giorni dopo di lui, in via D’Amelio, a Palermo.

SALA FASSBINDER
Fino al 1° marzo
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VERSO TEBE – VARIAZIONI SU EDIPO
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
La storia di un uomo che non ha paura di compiere un viaggio terribile: una spietata indagine poliziesca che, passo dopo passo, guida il protagonista verso un abisso dove ad attenderlo trova l’inesorabile evidenza della sua colpa. Una favola nera, in cui un trovatello dai piedi feriti sconfigge un mostro, sposa una regina e diventa re per assistere sgomento allo svelamento degli orrendi delitti di cui si è inconsapevolmente macchiato.
Un cammino verso la coscienza di sé, conseguita anche a prezzo di una catastrofe.
Il coraggio di confrontarsi con forze cieche che sfuggono alla nostra comprensione, che governano un destino che nessuna volontà umana è in grado di mutare.
TEATRO FRANCO PARENTI - Via Pier Lombardo 14 - tel. 02 59995206

SALA GRANDE
Fino al 23 febbraio

I Promessi sposi alla prova

 I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA

Di Giovanni Testori – Regia di Andrée Ruth Shammah

Dall’Archivio di Teatro a Milano proponiamo ampi stralci della recensione di Roberta Pasetti redatta nella stagione 2018/19.

I PROMESSI SPOSI SUPERANO LA PROVA

Trentacinque anni sono passati dalla prima messa in scena de I Promessi Sposi alla prova, scritto da Giovanni Testori e interpretato da Franco Parenti. Ora, al teatro dedicato all’attore, viene ripresentato grazie alla volontà e agli adattamenti di Andrée Ruth Shammah. Il testo, di eccezionale potenza, venne scritto nell’84, quando una rilettura del Manzoni si faceva sempre più necessaria per la letteratura e la cultura in sé: da sempre lasciato sull’altare del monumento, “quel” testo veniva (e viene tuttora!) fatto oggetto di venerazione asettica e, quindi, di antipatia, senza che se ne capissero (il più delle volte) la lezione e il monito. Fondamentale, quando si leggono I promessi sposi, è notarne la veste linguistica e l’ironia: peccato che della prima non si percepisca più la portata rivoluzionaria e che la seconda sia soppiantata dalla troppo pedantesca lettura scolastica. Con Testori quel messaggio – “proprio quello, come Quel ramo…” – e quella parola ripresero vita nell’84 e anche oggi.  È con la messa in scena periodica che gli spettatori e in primis gli attori si interfacciano con i problemi alzati da entrambi i due autori: si ride, si riflette e si ritrovano le proprie familiarità dialettali recuperate dalla manzoniana risciacquatura nell’Arno. Fondendosi col Manzoni, Testori si ritrovò e si riscoprì: anche lui come i protagonisti dell’opera si mette alla prova e, a mano a mano, emerge la sua voce. In questa messa in scena lo si nota particolarmente anche grazie alla Shammah che lo riadatta e ne guida la regia: lei stessa afferma che “la sfida di ritornare ad affrontare Testori è per me la necessità di far vivere quello spettacolo originario del 1984, ma tagliando alcuni passaggi e aggiungendo più citazioni manzoniane”. Se lei lo fa per sottolineare e far vivere la sua idea di teatro, d’altro canto accentua questa trasformazione di Testori e di chiunque si confronti con Manzoni: se all’inizio ci si sente in debito di fronte a quel gigante, col tempo lo si fa diventare parte di sé diventando giganti a nostra volta. Questa volta, sul palco si muovono l’eccezionale Luca Lazzareschi (il maestro), Filippo Lai (Renzo) che pur giovanissimo riesce in questa impresa recitativa, Nina Pons (Lucia) che resta un po’ sottotono rispetto agli altri attori e non tira fuori gli artigli, Laura Pasetti (Perpetua) che accompagna con puntualità ogni scena, Sebastiano Spada (Don Rodrigo) che veste benissimo i panni del suo personaggio e Carlina Torta (Agnese) a cui la Shammah decide di dare maggior spazio in questo riadattamento. Last but not laest Laura Marinoni che emerge per due sole volte dalla cella impostale: la prima come Monaca e la seconda come Madre: il tormento della perdita (prima della libertà e dopo della figlia Cecilia) si rende figura nella sua recitazione e, infine, ne diventa monumento e simbolo. Utile, necessario e di grande impatto il riascolto della voce di Franco Parenti, ancora una volta “maestro” nel riproporre “Quel ramo…”.  Condisce e fa da lente alla bravura degli attori anche l’allestimento del palco arricchito dall’uso dell’illuminazione che seguiva i tempi della messa in scena alla perfezione. In conclusione, I Promessi Sposi alla prova vincono anche questa volta la scommessa e, grazie al ritmo sempre vigile, le quasi tre ore e mezza di spettacolo non risultano per nulla pesanti.

(r.p.)

 

SALA A COME A
DAL 12 FEBBRAIO AL 1° MARZO
DOLORE SOTTO CHIAVE – SIK SIK L’ARTEFICE MAGICO
Due atti unici di Eduardo De Filippo – Regia di Carlo Cecchi

Dolore sotto chiave, nato come radiodramma nel 1958, è una girandola di situazioni grottesche, un gioco beffardo sul senso della morte, sulla sua permanenza nelle nostre vite. De Filippo gioca con la morte, la ridicolizza, l’esorcizza […]

Sik Sik l’artefice magico è invece il primo degli umanissimi tragicomici personaggi di De Filippo, una pietra miliare del suo teatro […] Un illusionista maldestro e squattrinato si esibisce in teatri di infimo ordine con la moglie Giorgetta e Nicola, che gli fa da spalla. Una sera, all’ultimo momento, è costretto a sostituire la spalla con il primo, povero, malcapitato. […] In SIK-SIK ritroviamo lo sprezzante realismo di Eduardo De Filippo e il teatro come metafora della vita.

SALA 3
DAL 13 FEBBRAIO AL 1° MARZO
PER STRADA
Di Francesco Brandi – Regia di Raphael Fabio Vogel

In una sera d’inverno sotto una fitta nevicata due ragazzi infreddoliti si incontrano casualmente per strada. Paul, cresciuto tra agi e vizi, sta per sposare, per volere della famiglia, una donna che non ama. Jack, povero e abbandonato da tutti, è deciso a farla finita. I due iniziano a fare amicizia e scoprono la possibilità di unire le proprie esistenze infelici alla ricerca di una consolazione e di un cambiamento esistenziale. La strada è il luogo di incontro fra Paul e Jack ma è anche e soprattutto la strada della vita dei personaggi, quella smarrita, è il cammino e le ore che passano inesorabili, trasformando questo scontro casuale di due solitudini in un incontro che modificherà per sempre le loro vite.

ALTRI TEATRI

ALTALUCE TEATRO – Via Alzaia Naviglio Grande, 192 – tel. 3487076093   

PROGRAMMA NON PERVENUTO

ATELLIER CARLO COLLA & FIGLI – Via Montegani, 35/1
DALL’8 AL 23 FEBBRAIO

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LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

fiaba in due tempi di Eugenio Monti Colla

Perché La bella addormentata? Per voglia di fiabe, quelle dei libri e quelle che stanno dentro ciascuno di noi, là dove il tempo e lo spazio non esistono più, dove il Male e il Bene sono determinati e circoscritti, non fluttuanti e imperscrutabili come nella vita reale.

CARCANO – Corso di Porta Romana, 63 – tel. 02 5518 1377

Dal 20 febbraio al 1° marzo

Antigone di Sofocle | Sebastiano Lo Monaco | teatro Carcano | Foto Antonio Parrinello

ANTIGONE
di Sofocle – Regia di Laura Scignano

Antigone è la diversa e l’eccezionale: come figlia di un incesto, per il destino di profuga a cui la condanna il padre cieco Edipo, per essere sorella di due fratricidi, per la forza della sua ribellione femminile. È lei a scatenare il conflitto irrisolvibile con Creonte, ponendosi perciò in pieno nel destino tragico che ha contrassegnato la stirpe dei Labdacidi.

 

La pietas di Antigone la pone ora come estranea alle leggi della città, in diretto contatto con le leggi degli dèi e dei morti. Madonna pagana piangente sul corpo del fratello, celebra il rito e diventa pericolosamente anarchica. Creonte e Antigone si fronteggiano in enormi solitudini, a costo di perdere ogni felicità.

 

ALTRI TEATRI
CONTRADDIZIONE, Via della Braida 6
13 – 16 FEBBRAIO – 20 -23 FEBBRAIO
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WEISS WEISS – L’ESSERE DEL NON ESSERE

Lo spettacolo è un percorso intorno alla figura di Robert Walser, tra biografia e scritture, sue e di chi l’ha incontrato; la spina dorsale è costituita dallo Jakob von Gunten, mentre le voci del passato prendono spunto dai Bassifondi di Gorky. È il percorso di sparizione di Walser che corre insieme alla mia tentazione all’oblio, un percorso che nasce lontano, dal Castello di Kafka e dagli ostacoli che il protagonista, K, incontra nella sua corsa per cercare di essere con gli altri, allineato con il mondo senza perdere la propria essenza e natura. K diventa così Jakob che a sua volta è Robert Walser. Walser, come K, è un ottimista che continua a fallire nel suo intento, o perdendo se stesso, o rifiutato dal mondo. […]

TEATRO DELLA COOPERATIVA/FUORI NIGUARDA

TEATRO VERDI – Via Pastrengo 16

FINO AL 2 MARZO

NOI SIAMO VOI: VOTATEVI

di e con Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli – regia e consulenza drammaturgica Renato Sarti

Noi siamo per la gente, con la gente e in mezzo alla gente. Capito Gente? Noi siamo voi e voi siete noi. Insomma, decidiamo insieme chi siamo! L’Italia come sempre è nel caos. Maggioranze di varia natura non sono riuscite a risolvere i problemi endemici del Paese. Secondo Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli gran parte della colpa è dell’elevato numero di partiti politici e per questo propongono una geniale soluzione: fondarne un altro! I nostri due eroi hanno deciso di scendere in campo, sì anche loro. Del resto nel nostro Paese, negli ultimi anni, la comicità e la politica sono sempre andate d’accordo e sembra ormai che solo il comico sappia parlare alla pancia degli Italiani e possieda il curriculum giusto per governare la Nazione.

DELLA COOPERATIVA – Via Hermada, 8

DAL 22 FEBBRAIO AL 1° MARZO

COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA

di Dario Fo e Franca Rame – Regia di Renato Sarti

Dall’Archivio di Teatro a Milano proponiamo ampi stralci della recensione di Adelio Rigamonti redatta nella stagione 2015/16.

Si inizia con un tentativo di suicidio di lei, si chiude con il suicidio di lui, abbrustolito come una salamella e presumibilmente buttato nel cassonetto dell’umido. In mezzo un’infilera di battute che obbligano alla risata.                 Il testo Coppia aperta, quasi spalancata di Dario Fo e Franca Rame scritto  nel 1982 è ancora attuale anche perché  negli ultimi anni le forze reazionarie hanno cercato di minare alla base i grandi mutamenti culturali e le conquiste civili ottenute. Vogliamo dimenticarci di  Salvini, Del Debbio e dei fascisti di Casa Pound? Il testo è ancora attuale anche per la revisione profonda che  è stata fatta per l’attuale allestimento […]. La notevole operazione di restyling la si vede subito dalla scenografia allestita da Carlo Sala: accanto a un tinello medio borghese Anni 70/80 vi sono tapis roulant, cyclette e altri attrezzi tipici di una palestra dei giorni nostri. Attrezzi che, quasi subliminalmente,  suggeriscono anche uno sforzo fisico o meglio un dispendio di energie fisiche nel ricostruire un rapporto fatto di sofferenze e insofferenze. Il testo contestualizzato nel presente (forse un poco troppo insistita, in un gran cammeo di Alessandra Faiella, la parodia dei giovani anglofoni) offre allo spettatore un finale radicalmente mutato: rimane il fisico, professore  alla Normale di Pisa, dirigente a Ispra, compositore e cantante (nell’originale rockettaro ora rappista) e rimane anche il vezzeggiativo di Eurenia, con cui il fisico chiama Antonia. Ma… meglio lasciare un poco di sorpresa al pubblico futuro. In scena una smagliante Alessandra Faiella ottimamente supportata da Valerio Bongiorno nel ruolo di marito e spalla. […] Entrambi accortamente e coerentemente con la loro professionalità lontani dai modelli Fo e Rame. Bravi.

(a.r.)

ALTRI TEATRI
FILODRAMMATICI – Via Filodrammatici, 1
FINO AL 23 FEBBRAIO
CABARET SACCO & VANZETTI
drammaturgia Michele Santeramo – progetto e regia Gianpiero Borgia

Dall’Archivio di Teatro a Milano proponiamo ampi stralci della recensione di Claudia Pinelli redatta nella stagione 2018/19.

CABARET DI UN’AGONIA

Ci sono dei passi di danza a introdurre, quasi a ritmare, un racconto a due voci che procederà  drammaticamente in crescendo, e un motivetto, prima solo fischiettato (e ripreso per tutto lo spettacolo) che  riporta agli anni ’20 del ‘900, che diventa una canzone “a cappella” e che mette subito in chiaro che malgrado la recitazione frizzante e i modi che sembrano tesi a sdrammatizzare, il contenuto è forte, pesante, intenso: ” Morti, purtroppo sono morti, di Giustizia sono morti e va bene così. Morti, ammazzati sono morti, bruciacchiati sono morti, allora è andata cosi”. 
Il “Cabaret” porta a ripercorrere, attraverso la drammaturgia di Michele Santeramo e la regia di Gianpiero Borgia, l’agonia durata 7 anni di Nicola Ferdinando Sacco e di Bartolomeo Vanzetti, interpretati da Raffaele Braia e Valerio Tambone, arrestati con  l’accusa, falsa, di rapina e duplice omicidio e che verranno uccisi da uno Stato che ne decreterà la morte,  rifiutando ricorsi e  revisioni del processo, sordo all’ondata di indignazione di un ‘opinione pubblica mondiale, che vide nella loro condanna e nella loro esecuzione la persecuzione nei confronti degli immigrati e dei dissidenti politici. 
Tutti i momenti della vita di Sacco e Vanzetti vengono raccontati, con testi alternati a canzoni non accompagnate da musica, dai due bravi interpreti che ricreano il clima di quegli anni, strappando anche risate caricando dialoghi e gesti al limite del farsesco, nel grottesco di una situazione che non vedrà vie di fuga: dal loro incontro, quando entrambi, all’entrata in guerra degli Stati Uniti, si rifugeranno in Messico per non andare a combattere, al loro arresto avvenuto nel giorno in cui Vanzetti avrebbe dovuto tenere un comizio durante la manifestazione di protesta per la morte di Andrea Salsedo, loro compagno fermato dalla polizia e morto precipitando dal 14° piano della questura di New York nel corso di un interrogatorio, ricordato in modo estremamente toccante nello spettacolo. Poi gli anni di carcere, in una scenografia spoglia  con reti di letto appese alle pareti come unico elemento a far da eco al loro isolamento e come uniche uscite le tradotte ai processi in  cui bisogna sorridere, per far  vedere a tutti  che sei innocente.
Intenso il bellissimo monologo delle ultime dichiarazioni di Bartolomeo Vanzetti, già portato al cinema da Gian Maria Volonté nel film di Giuliano Montaldo, in cui le parole si alternano a tonalità  gospel, come grido di sofferenza e ribellione.
Uno spettacolo che di “leggero” ha la forma ma non la sostanza e che non cedendo a facili retoriche  restituisce i protagonisti nella loro umanità e dignità

(c.p.)

FONTANA – Via Boltraffio,2
DAL 20 AL 23 FEBBRAIO

L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ

DI LUIGI PIRANDELLO – REGIA GIANCARLO NICOLETTI

Scritta nel 1919, L’uomo,la bestia e la virtù, derivante dalla novella Richiamo all’obbligo, è una commedia molto particolare all’interno dell’opera teatrale pirandelliana. Definita dall’autore un apologo in tre atti, si rivela essere, sotto l’apparente leggerezza e comicità, una farsa tragica che irride i falsi valori morali e religiosi di una umanità ipocrita.

 

TEATRO GEROLAMO – Piazza Beccaria, 8

PROGRAMMA NON PERVENUTO

 

ALTRI TEATRI
LABARCA – Via Marco d’Oggiono, 1
PROGRAMMA NON PERVENUTO
 
LEONARDO – via Ampère, 1
DAL 20 AL 23 FEBBRAIO

DRAGPENNYOPERA

drammaturgia Lorenzo Piccolo – regia Sax Nicosia

[…] La composizione di questo spettacolo si ispira a “The Beggar’s Opera” di John Gay, commedia musicale scritta nel 1728, in cui l’autore miscelava la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e adattava canzoni già note al pubblico, fossero ballate o arie d’opera. Allo stesso modo, il linguaggio teatrale delle Nina’s Drag Queens è un pastiche di citazioni, affettuose parodie, brani cantati in playback, che attinge al repertorio della musica contemporanea e reinventa all’interno di un gioco scenico. Con la stessa allegra ferocia messa in campo da Gay, sotto il segno di un umorismo amaro e politicamente scorretto. […]

TEATRO I – Via Gaudenzio Ferrari 11

RIPOSO

ALTRI TEATRI
LIBERO – Via Savona, 10
DAL 20 AL 23 FEBBRAIO
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BRDBOUND

di Enda Walsh –  regia, scenografia e costumi di Margherita Scalise

Un padre e una figlia aprono gli occhi nello stesso letto, lei rattrappita dalla malattia e dalla reclusione e lui, ai piedi, sconvolto dalla propria esistenza. I due ripercorrono la storia della vita di lui, che da giovane e scaltro magazziniere è arrivato a possedere un negozio di arredamento. Lei gli presta la sua voce e le sue forze, perché nel silenzio dovrebbe affrontare la propria, di storia. E così, tra un racconto esaltante (ed esaltato), tra l’odio sputato l’uno addosso all’altro, con il cielo nella testa e l’orrore tutto intorno, i due si confrontano, si scontrano e si riavvicinano. […]

LITTA– Corso Magenta, 24
DAL 18 AL 20 FEBBRAIO

MAI GENERATION – (UNO SPETTACOLO DI OYES)

Ideazione e regia Stefano Cordella 

“Mai generation” è uno spettacolo che vuole parlare al mondo degli adolescenti e al loro naturale desiderio di cambiamento. Tutto si svolge all’interno di una scuola occupata dove i ragazzi possono sentirsi improvvisamente adulti, cittadini del proprio mondo e responsabili delle proprie scelte. Immerso nel presente con tutte le sue contraddizioni, il racconto prende a tratti la strada del confronto generazionale con la stagione del 68: mentre i ragazzi di quegli anni reclamavano il bisogno di uscire da rigidi schemi sociali, gli adolescenti di oggi si sentono in bilico tra aspettative (proprie, collettive e genitoriali) e mancanza di prospettiva. Tra votazioni, slogan e proteste emerge il mondo quotidiano dell’adolescenza fatto di paure, slanci, imbarazzi e nuove scoperte.


DAL 21 AL 23 FEBBRAIO

IO NON SONO UN GABBIANO – UNO SPETTACOLO DI OYES

ideazione e regia Stefano Cordella 

“Una commedia con poca azione e un quintale d’amore”: così Cechov presenta il Gabbiano all’editore Suvorin. Nella nostra riscrittura a dominare le relazioni tra i personaggi è un amore inquinato dal bisogno di essere considerati, un amore performativo che reclama attenzione. Io non Sono un Gabbiano si apre con il funerale di Arkadina: la comunità si riunisce per ricordare la grande attrice. Le orazioni di amici e parenti assumono l’aspetto di performance artistiche, dato che quasi tutti i partecipanti sono, o si sentono, artisti. Tutto diventa performance: dalle più semplici dichiarazioni d’amore al momento della morte, ultimo grande show. Sembra che i personaggi di questa commedia facciano di tutto per non essere felici, come se ci fosse una inesorabile tensione al fallimento. In quadri spietatamente tragicomici, resta a salvarli solo la consapevolezza, la capacità di sopportare, mettendo da parte quei sogni di gloria così tremendamente vivi in gioventù.

MANZONI – Via Manzoni, 42

FINO AL 23 FEBBRAIO

ALTRI TEATRI

MARTINITT, Via Pitteri, 58

DAL 20 FEBBRAIO ALL’8 MARZO

OBBLIGO DI (IN)FEDELTÀ

di Piero Ferrarini, regia di Guido Ferrarini

Hollywood, ai nostri giorni. Paul Monassier, produttore cinematografico patologicamente ossessionato dalle donne, si ritrova coinvolto in un processo per molestie ai danni di Jolly Roger, attrice bella quanto spregiudicata, pronta a tutto per raggiungere il successo. Mal consigliato dal suo segretario, Monassier sprofonderà in una girandola di situazioni paradossali all’insegna dello humour più nero, vittima comicamente tragica di se stesso e di quanti lo circondano: dall’avida moglie all’arrogante divo italo-americano “sponsorizzato” da Cosa Nostra. Quanto e come lo show business è funzionale a lobby più o meno occulte? In che modo condiziona la percezione della realtà? Quale volto si cela dietro la maschera del glamour, oltre le luci della ribalta mediatica? Ecco alcune delle domande che – auguriamoglielo! – lo spettatore sarà indotto a porsi, uscendo dalla sala con il sorriso sulle labbra

di Mauro Graiani e Riccardo Irrera – regia di Diego Ruiz

Le nostre madri e le nostre amiche ci ripetono da anni che prima o poi l’uomo perfetto solcherà la soglia di casa, ma che per ora dobbiamo solo continuare a cercare. Ad un certo punto, però, trovare l’anima gemella sembra essere un lontano miraggio, o peggio una leggenda metropolitana. E intanto l’orologio biologico fa tic tac. C’è da dire che le donne sono diventate molto esigenti: lo vogliono alto, ricco, belloccio, gentile, romantico, passionale, protettivo ma anche vulnerabile quando serve. Diciamoci la verità: questo “uomo perfetto” non esiste! Dovremmo costruircelo personalmente, essere degli ingegneri genetici per mettere in un unico uomo tutte queste qualità e dare vita a un uomo sempre allegro, che sa ascoltare, che non parla mai di calcio, che non dimentica i compleanni e non si scoraggia mai, pronto a prendervi in braccio al vostro ritorno a casa… E voi, quanto sareste disposte a pagare per un campione del genere?

MENOTTI – via Menotti 11
PROSA RIPOSO

NO’HMA – TERESA POMODORO – Via Orcagna 2

PROGRAMMA NON PERVENUTO

ALTRI TEATRI
OUT OFF – Via Mac Mahon
DAL 18 AL 23 FEBBRAIO
Risultato immagini per OUT OFF L'IDIOTA

L’IDIOTA

drammaturgia di Alberto Oliva e Mino Manni – da L’Idiota di Fëdor Dostoevskij

Partendo dalle ultime pagine dell’Idiota, Alberto Oliva e Mino Manni immaginano un incontro tra i due protagonisti dopo la fine del testo scritto da Dostoevskij, una resa dei conti finale che ripercorre le pagine più salienti e va anche oltre. I Demoni portano così avanti la loro esplorazione del grande autore russo in chiave di universale e crudele riflessione sulle conseguenze della Bellezza sull’animo umano. Senza pietà, ma con infinita compassione, come insegna Dostoevskij nei suoi romanzi, in cui non giudica mai i suoi personaggi, ma lascia che ne emerga il lato oscuro in tutto il suo fascino.

SAN BABILA – Piazza San Babila

DAL 14 FEBBRAIO AL 1° MARZO

La coscienza di Zeno

LA COSCIENZA DI ZENO

da Italo Svevo – Regia di Marco Rampoldi

Zeno Cosini protagonista del capolavoro di Italo Svevo tenta di ripercorrere, sotto la guida del Dottor S., i suoi passaggi più importanti di uomo “che inciampa sempre nella vita” in un gioco che lo porterà a reincontrare i personaggi chiave delle sue relazioni deludenti e contraddittorie.

SPAZIO BANTERLE, Largo Corsia dei Servi

PROGRAMMA NON PERVENUTO