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GL’INNAMORATI

1417830_635544083881725819_gl_innamorati__300x194-1Da Carlo Goldoni
drammaturgia di Fabrizio Sinisi
con Elena Cotugno e Gianpiero Borgia
regia di Gianpiero Borgia

Visto il 3 ottobre al Teatro Libero

GOLDONIANE ATTUALI NEVROSI

Al Teatro Libero fino al 16 ottobre va in scena “Gl’innamorati”, tratta dall’omonima commedia di Carlo Goldoni per la drammaturgia di Fabrizio Sinisi. Sul palco Elena Cotugno e Gianpiero Borgia, che ha firmato la regia.
Elena Cotugno che ha realizzato il disegno della scena introduce subito, visivamente, il pubblico in un domestico luogo di aspro conflitto sottolineato dalla presenza non solo da coltellacci da cucina appesi alla parete di fondo, ma soprattutto da elmetti militari usati nelle ultime guerre e decine di sacchi, che sembrano lì a evocare sensibili presenze di guerra.
E di guerra, ovviamente amorosa, infatti si tratta per tutto il testo che, pur massicciamente ricollocato all’oggi, non reca alcun minimo danno al testo originale di Goldoni, del quale è stato trattenuto lo spirito arguto e la capacità di indagare, quasi psicologicamente e ante litteram, l’animo umano.
La drammaturgia di Fabrizio Sinisi consegna allo spettatore uno spettacolo fresco e divertente ma assolutamente non frivolo.
L’azione scenica è stata trasportata in un’anonima località del nostro Sud. Sono gli stessi Borgia e Sinisi che nel programma di sala affermano “… il Sud dell’Italia sembra innatamente, quasi vocazionalmente, portato per la commedia… ” e questo dislocamento, pur importante, non disturba affatto neppure un amante incallito, come lo scrivente,  dei testi goldoniani.
Lo spettacolo, che mi sembra decisamente più rodato e snello di quello che “gira” in rete su Youtube,  ha come protagonisti fisici solo due personaggi, Eugenia e Fulgenzio, gli innamorati appunto. Presenti nel testo goldoniano sono scomparsi nella filante riscrittura drammaturgica di Sinisi l’avvocato Ridolfo e la servitù. Gli altri personaggi (Flamminia sorella di Eugenia, lo zio Fabrizio, tutore della sorella, e il conte Roberto d’Otricoli, qui pugliese anziché romano) vivono splendidamente in un concitato e divertente dentro-fuori in cui un Gianpiero Borgia, decisamente in palla, dà attorialmente il meglio di sé. L’altro personaggio presente ne “Gl’innamorati” di Goldoni (due brevissime scene), Clorinda, la cognata alla quale Fulgenzio deve far compagnia in attesa del ritorno di suo fratello da un viaggio di lavoro, è qui presente solo nell’agitato racconto dei due innamorati, ed è qui fondamentale nell’intreccio, la causa principale di litigio tra i due, forse con maggior risalto che nel testo originale stesso.
Alla esemplare interpretazione di uno scatenato Gianpiero Borgia  fa da sponda una bravissima  Elena Cotugno ammirevole attorialmente soprattutto a reggere e a imporsi nel carosello convulso di linguaggi e personaggi che le girano attorno, attualizzando mirabilmente le consuete nevrosi che si accompagnano all’amore.
Da sottolineare come cammeo attoriale lo “scontro” tra il conte e Fulgenzio, ovviamente interpretati in un dentro-fuori dal personaggio dal solo Borgia, attorno a una bravissima Eugenia/Cotugno quasi costretta a uno strabismo interpretativo.
ar

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