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GADDA E “L’INCENDIO DI VIA KEPLERO” 

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con Paolo Bessegato

visto il 29 settembre 2016

LA FORTUNA D’ESSERE ATTENTO

Allo “Spazio Banterle”, nuovissima sede del “Teatro de gli Incamminati” in Largo Corsia dei Servi, da ieri 29 settembre a domenica 2 ottobre va in scena sulla sua esigua passerella Gadda e “L’incendio di via Keplero” con Paolo Bessegato.
Gadda e “L’incendio di via Keplero” si articola in due parti ben distine: nella prima, in un Gadda intervistato da Alberto Cavallari e successivamente da Dacia Maraini e poi “indagato” da un ritratto dell’amico Goffredo Parise, Paolo Bessegato, in spolvero, con l’ausilio delle voci fuori campo di Davide Riondino, Claudia Vismara e Giancarlo Ratti, fornisce del “grande lombardo” un ritratto trattenuto, direi minimalista e modesto al contempo, che tuttavia non riesce minimamente a celarne l’enorme verve ironica.
Ma l’appuntamento interamente dedicato al genio di Carlo Emilio Gadda esplode letteralmente nella seconda parte quando Paolo Bessegato dà voce ai pittoreschi, gustosissimi e divertenti personaggi de “L’incendio di via Keplero”.
Sin dall’incipit “Se ne raccontavano di cotte e di crude sul fuoco del numero 14. Ma la verità è che neppur Sua Eccellenza Filippo Tommaso Marinetti avrebbe potuto simultanare quel che accadde, in tre minuti, dentro la ululante topaia, come subito invece gli riuscì fatto al fuoco: che ne disprigionò fuori a un tratto tutte le donne che ci abitavano seminude nel ferragosto e  la lor prole globale, fuor dal tanfo e dallo spavento repentino della casa…”  l’immensa lingua di Gadda invade l’auditorio di irresistibile ironica comicità e, quel che più conta, di una frastornante armonia sonora, quasi fosse malattia contagiosa, e si ride spesso di gusto.
Nell’assistere a spettacoli del genere si può ottenere una sorta di speciale gratifica personale e soprattutto intima se per scelta si è avuto “la fortuna di essere attento” a scrivere recensioni teatrali spesso distanti dai luoghi rituali magari finendo in un pur centralissimo auditorio tra grandi sedili e (ahinoi!)  scarso pubblico.
Insomma uno spettacolo da godersi quasi per stille, tutto d’un fiato, contenti d’aver ritrovato un “povero” immenso teatro di parola con un interprete, Paolo Bessegato, in palla con attenti e quasi prodigiosi azzeccati cambi essenziali di ritmo.
In tempi in cui siamo circondati da ragazzini, e non solo da quelli, alla penosa spintonante ricerca di Pokemon, ricercare e soprattutto trovare uno spettacolo come quello visto ieri sera, consola e rasserena. Per chi conosce Gadda e soprattutto per chi non lo conosce. Da vedere.
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Carlo Emilio Gadda

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