L’APPARENZA INGANNA

Risultati immagini per L'APPARENZA INGANNA OUT OFF

di Thomas Bernhard
regia di Roberto Trifirò
con Roberto Trifirò e Giovanni Battaglia

PROVE DI DIALOGHI

Al Teatro Out off fino al 12 febbraio andrà in scena L’apparenza inganna di Thomas Bernhard con la regia di Roberto Trifirò.
Ne L’ apparenza inganna, testo dell’austriaco Thomas Bernhard (1931-1989), una delle voci più energiche e importanti della drammaturgia europea e non solo, due anziani fratelli Karl, ex giocoliere e “artista di piatti (“ben ventitré piatti e veniva giù l’arena”) e Robert, anch’egli molto anziano ed ex attore, ipocondriaco quel che basta e col cruccio, quasi patologico, di non aver mai fatto Lear, si incontrano il martedì e il giovedì rispettivamente a casa dell’uno e dell’altro, forse per provare a far dialogare le rispettive sofferte solitudini.
In una scena, disegnata da Veronica Lattuada, sovrabbondante di oggetti, tavoli e tavolinetti, sedie di fogge diverse, due grandi armadi vecchi e, alla vista, male in arnese sul fondo e una grande infilera di scarpe, la passione ossessiva di Karl (e anche dell’autore se nella casa museo di Bernhard a Ohlsdorf, vicino a Gmunden vi sono più di cento piaia di scarpe), e sulla destra una gran catasta in disordine di libri sui cui poggia una  gabbia di un forse canarino, narrato come cieco d’un occhio, che fa il canarino svolazzando e cinguettando quando l’istinto lo guida. In questa scena è sufficiente spostare, a vista, un tavolo, due sedie, una lampada a stelo e coprire con un telo nero il forse canarino e, in poco, si trasloca da una casa all’altra, da un insopportabile martedì a un altrettanto insopportabile giovedì.
I due fratelli sono diversi, lontani. Karl, narcisista e amante della perfezione trattiene tutto per sé, quasi ribadisse a se stesso, al fratello, ma anche al pubblico, di essere tra i due il magiore. Con certa frequenza tra l’irritato, l’ingenuo e il sospettoso gli sfugge, però, con mal celato disgusto che la casetta del weekend della moglie sia toccata al fratello per disposizione testamentaria della defunta. Amanti, lei e Robert, ipotizza qualcuno… forse, ma poco importa sembrandomi, questo della casetta del weekend, anche se forse il più reiterato e carico di sospetti, uno dei qualsiasi altri strumenti per ordinarie prove di dialogo in equilibrio splendido tra il banale e l’assurdo, quasi sempre privo di emozioni, di impeti e di scatti (tranne che nella battuta finale). Robert è più sensibile sempre alla ricerca dell’approvazione del fratello maggiore, che lo ha sempre considerato e lo considera un attore a metà e cerca di ricordargli, o di ricordare a se stesso, che la serietà è la ricerca della perfezione assoluta, non il farneticante e ridicolo tentativo di un attore mediocre.
Un bellissimo testo in cui un parlato quotidiano, quasi logoro, sovente solipsista si impasta di ironia e si infarcia di citazioni nobili (Voltaire su tutti) per aprire, come sottolinea il regista Trifirò, nel foglio di sala, una “partita aperta dell’autore, o degli attori, con se stesi o contro se stessi”.
Molto bravi Trifirò (regista e interprete di Karl) e Giovanni Battaglia (Robert) anche nei numerosi intercalati silenzi che sono anch’essi prove di rapporto per dialogare (monologando con sporadici momenti d’incontro) tra due contrapposte ma parallelamente amare solitudini.
a.r.

TORNA