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GUIDA ESTREMA DI PUERICULTURA,
OVVERO
SFASCIARE IL BAMBINO NON VUOLE DIRE FARLO A PEZZI

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di Angela Dematté e Francesca Sangalli
con Alex Cendron, regia di Renato Sarti
Visto il 4 ottobre al Teatro della Cooperativa

CENDRON PIGLIATUTTO

Al Teatro della Cooperativa fino al 16 ottobre va in scena lo spettacolo dal titolo chilometrico “Guida estrema di puericultura ovvero sfasciare un bambino non vuole dire farlo a pezzi”, scritto a quattro mani da Angela Dematté e Francesca Sangalli e tratto molto liberamente dall’e-book di quest’ultima con medesimo titolo. Per una regia corretta e leggera di Renato Sarti, sul palco tutto ricade sulle spalle del bravissimo Alex Cendron.
Nel testo sin dall’inizio emerge la corretta volontà di segnalare con allarmata preoccupazione come in gran parte del pensiero collettivo occidentale  sia sempre più presente una sorta di disprezzo della maternità considerata solo a fine riproduttivo e non produttivo.
Cendron dall’inizio sin quasi all’epilogo rimane visibile a mezzobusto in una tinozza per bagnetto, impegnato i un folle monologo nei panni di una conferenziera puericultrice virago con evidenti, sebbene saltuari, scatti di reprimenda nei confronti delle ascoltatrici/allieve con sbocchi di nostalgia in lingua tedesca non proprio rassicuranti.
Il segno del disprezzo della maternità come solo riproduttiva, di cui dicevo precedentemente, si esplicita nel considerare volgare da parte della conferenziera tutto ciò che sia attinente alla maternità ed è per questo che ricorre all’uso di altre lingue giudicate meno volgari per esprimere concetti e termini assolutamente corretti. Questa idea, che all’inizio riesce a divertire e far ridere, anche grasso, il pubblico, sembra prendere un po’ per mano tutti e questo folle grammelot travalica e alla fine annoia, come un divertente giochino troppe volte usato.
Lo spettacolo è fatto di alti e bassi in cui in alcuni momenti si confina, a mio parere, nel gratuito, come quello sketch, definito parentesi fricchettona dall’attore stesso, in cui la conferenziera si finge illustre puericultrice indiana con tanto di traduzione simultanea, che nulla aggiunge all’economa del testo e frena vistosamente lo spettacolo, creando qualche problema di ritmo al bravissimo Cendron.
Dopo il rischio di un vistoso spegnimento lo spettacolo si riaccende nel finale quando Cendron esce di sotto la tinozza e, sbarazzatosi degli abiti della folle puericultrice, sottolinea in modo suggestivo tra il drammatico e il grottesco il tema che sottende tutto lo spettacolo: un allarme nei confronti di un pensiero collettivo che troppo spesso considera, come già detto, la maternità solo a fine riproduttivo e improduttiva. In un finale davvero da applausi Alex Cendron , ben supportato qui da unaregia attenta, evoca anche in modo esasperato a parole e gesti momenti terribili del nostro passato storico e l’evocazione del pullman all’uscita del teatro per portare in riserva le donne in attesa ci riporta alla turbante attualità delle violenze di genere e dei pullman di immigrati respinti alle frontiere di mezza civilissima Europa.
L’abilità attoriale di Alex Cendron vale decisamente una sortita serale per vedere lo spettacolo di scena al Teatro della Cooperativa.
ar
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