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HOTHELL DEL LIBERO SCAMBIO

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Da Georges Feydeau
Regia di Roberto Valerio
con Antonello Fassani e Nicola Rignanese

TEATRO D’ATTORE

Al Teatro Carcano fino al 30 ottobre va in scena L’hotel del libero scambio di Feydeau, o forse sarebbe meglio dire “Hot Hell del libero scambio” da Feydeau nell’adattamento scenico di Umberto Orsini e Roberto Valerio, che ne ha curato la regia.
Praticamente alla prima uscita, lo spettacolo svela sin dall’inizio, benché in modo non del tutto immediato, la volontà  degli adattatori e perciò anche del regista di rendere meno familiare e meno vecchio il testo di quella che forse è la più nota pochade di Feydeau.
Pochade era e pochade resta anche se, quasi con troppa disinvoltura, si è voluto delocalizzare dall’immaginario collettivo del pubblico anziano l’ambientazione dell’operina di Feydeau. Mi lascia perplesso l’uso dell’inglese per le canzoni iniziali e soprattutto l’aver trasformato l’originario termine “Hotel” in “Hot Hell” (letteralmente “caldo inferno”). Il voler cogliere, come si legge nel programma di sala, la fantasiosa follia che anima certe commedie di Shakespeare è certo obiettivo meritorio ma arduo da raggiungere quando non si può agire su testi profondamente lirici come quelli shakespeariani  in grado di dare dignità atemporale anche alle storie più “banali”.
L’Hot Hell  di Orsini e Valerio, dopo un incerto inizio per quanto già detto, quando rientra nei canoni precisi, fissati da meccanismi imprescindibili, della pochade ottocentesca diventa brioso e schioppettante con buona pace dei riferimenti al genio di Shakespeare, sparsi qua e là  nel lavoro (la maschera a muso d’asino, un esempio per tutti) e ciò coincide con quando l’interessante scena “mobile” disegnata da Pietro Babina, con cambi a vista, trasporta lo spettatore dall’Hot Hell della notte dei folli nella casa dei coniugi Pinglet.
Il cambio di ritmo o meglio la nascita di un ritmo, assente nelle prime battute, è sicuramente dovuto all’abilità registica di Roberto Valerio, ma soprattutto alla qualità artistica di tutta la compagnia attoriale guidata da uno straordinario Nicola Rignanese, vero mattatore della serata.
Tutti gli attori sono perfetti nei tempi e nei ritmi anche nei momenti più complessi ed è bello vedere, di questi tempi votati all’incertezza, una compagnia così numerosa, benché praticamente al debutto, che si trova a meraviglia supportandosi con facilità pur in una recitazione non naturalistica imposta opportunamente da scelte registiche.
Interessanti i “fermi immagini” voluti dal regista per permettere un ritmo più giocoso anche ai cosiddetti “a parte” frequenti nel teatro leggero ottocentesco.
Ancora un bravo allo scenografo Pietro Babina che con i cambi di scena a vista recupera e quasi rivitalizza i ritmi attoriali.
Nulla da dire sulla compagnia d’attori, tutti all’altezza della situazione, senza inceppamenti nonostante un ritmo elevatissimo e incalzante e risottolineo la grande prova d’attore comico di Nicola Rignanese.
Insomma una serata piacevole, con grandi interpreti, che mi piacerebbe fosse condivisa, nelle prossime serate, da molti dei miei lettori.
a.r.
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