Ritorna, dopo pochi mesi, sulle scene milanesi l’ottimo lavoro di Lucia Calamaro “Si nota all’imbrunire” visto nel marzo scorso al Piccolo Teatro Paolo Grassi. Pensiamo di fare cosa utile ai nostri lettori riproporre la recensione pubblicata su queste pagine nel marzo scorso. Ricordiamo che nelle repliche, che si susseguiranno al Parenti sino al 17 novembre, Vincenzo Nemolato sostituirà Riccardo Goretti.

TEATRO FRANCO PARENTI

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE

Fino al 17 novembre 2019

testo e regia Lucia Calamaro
con Silvio Orlando
e con (in o.a.) Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Rendini, Maria Laura Rondanini
scene Roberto Crea
costumi Ornella e Marina Campanale
luci Umile Vainieri

produzione Cardellino srl in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia

 

Visto da Adelio Rigamonti al Teatro Paolo Grassi il 24 marzo 2019

SI NOTA ALL'IMBRUNIRE

IN UNA SOCIETÀ PIÙ SOCIAL CHE SOCIALE 

Il tema della solitudine è assai attuale in questa società in cui trionfa il social a discapito del sociale. Una solitudine sociale, che sta diventando quasi epidemica e che colpisce non solo gli anziani, va sempre più radicandosi anche nel nostro Paese. Di questo tratta Si nota all’imbrunire, raffinato testo scritto e diretto da Lucia Calamaro e in scena, fino al 31 marzo, al Piccolo Teatro Grassi.

Il testo raffinato ed elegante, come i precedenti lavori firmati dalla Calamaro, sembra tuttavia meno ficcante di altri suoi testi e in alcuni momenti viene meno quell’attenzione letteraria al testo, una delle caratteristiche fondamentali dell’autrice/regista. Concetti e spunti, oltre che attuali in toto condivisi, sono annacquati, se non affogati, in una eccessiva verbosità, insomma in un mare di parole che rischia di confondere tutto in chiacchiere alterando i ritmi drammaturgici. Lo spettacolo sembra aver bisogno di qualche sforbiciata e di rivedere la funzionalità dei monologhetti/a parte che a volte rendono eccessivamente statica l’azione drammaturgica.

In un ambiente scenografico, disegnato da Roberto Crea, asettico e che per nulla rimanda ad atmosfere di campagna di un paese che, come ricorda il sottotitolo, è spopolato, il protagonista vive la propria ricercata e sedentaria solitudine.  In occasione del proprio compleanno e del quasi coincidente anniversario della morte della moglie, questa solitudine viene infranta dall’arrivo dei figli e del fratello, tutti interessati più agli effetti che alle cause di questa disperante solitudine sociale.

Lo spettacolo è sicuramente da vedere soprattutto per l’alto livello di recitazione espresso da tutti gli attori. Riccardo Goretti è ben calato nel ruolo del figlio un po’ svagato e un po’ votato al fancazzismo per voglia e contingenza sociale e a volte divertente contestatore. Maria Luisa Rondanini e Alice Redini costruiscono bene i ruoli delle due figlie diverse tra loro ma entrambe testimoni di angosce e fallimenti; la prima che teme di non essere accettata dal proprio nucleo famigliare,  la seconda con velleità di far poesia rubacchiando versi a poeti famosi. Roberto Nobile, nel ruolo del fratello, è attore di gran mestiere e oltre a essere abile e ironica spalla al protagonista è divertentissimo nel monologhetto  sull’inesistenza della vita.

Infine Silvio Orlando che fornisce una magistrale prova d’attore. Sempre intenso, ma con misura, aiutato da una mimica efficace, indaga le numerose sfaccettature del suo complesso personaggio tra lo svagato, un po’ fuori di testa, e il burbero malinconico.  […]

Decisamente da applausi il gran cammeo finale, forse il momento letterariamente più alto dell’intero testo, quando, lasciato da figli e fratelli, davanti alla tomba della moglie, ricostruisce il proprio innamoramento per lei raccontando la storia dei suoi piedi. Magistrale.

Un finale magistrale d’attore che tuttavia ha la pecca di apparire come confezionato proprio per offrire, da parte dell’autrice/regista, ulteriore ribalta alla bravura di Silvio Orlando, poiché Si nota all’imbrunire ha la sua chiusa naturale nel momento dell’allontanamento dei parenti invasori.

Da vedere e un Silvio Orlando super da applaudire.

Adelio Rigamonti