CON L’ICONA  LA REDAZIONE TEATRALE DI SONDA LIFE SEGNALA GLI SPETTACOLI “DA VEDERE”

Con l’icona  si segnalano gli spettacoli giudicati interessanti, anche se non ancora visti e recensiti


Risultati immagini per moni ovadia dio rideDIO RIDE. NISH KOSHE – Di e con  Moni Ovadia – Visto al Piccolo Teatro Paolo Grassi il 2 ottobre 2018 – Recensione di Adelio Rigamonti

TORNA SIMKA RABINOVICH, SIGNORE DISGUSTATO

Dopo venticinque anni approda di nuovo al Piccolo la zattera di Simka Rabinovich accompagnato  da cinque strampalati musicisti. Dopo un quarto di secolo  da Oylem Goylem,  Moni Ovadia coi suoi splendidi musicisti ritorna a raccontare di un popolo esiliato attraverso storielle, aneddoti, citazioni e canzoni yddish con il suo ultimo spettacolo Dio ride. Nish Koshe  (Nish Koshe in yddish significa “così così”).
A luci accese si è subito accolti dalla suggestiva e ben curata scenografia di Elisa Savi: bauli, valigie, pacchetti e libri, tanti libri, fanno da cornice a sei sedie vuote; sullo sfondo le silhouette/ombra dei sei interpreti seduti . Il viaggio dunque riprende pressappoco da dove era stato lasciato da allora.
Si inizia con un suggestivo ingresso, dal fondo della sala, dei musicisti e di Simka Rabinovich/Moni Ovadia con l’interessante artifizio scenico di far sparire [—]

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LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE  – Di Thomas Middleton – Drammaturgia e regia di Declan Donnellan – Visto da Adelio Rogamonti al Piccolo Teatro Strehler il 9 ottobre 2018 –

 LA GROTTESCA, DIVERTENTE DANZA MACABRA DI DONNELLAN

Fino al 16 novembre è in scena allo Strehler La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton, drammaturgo inglese tra i più celebri dell’età elisabettiana e giacomiana e famoso autore di city comedies e revenge tragedies. La regia è di  Declan Donnellan[…] è alla sua prima produzione in un teatro italiano alla guida di attori italiani.
La tragedia del vendicatore è una revenge tragedie, una sorta di pulp fiction del Seicento britannico in cui nulla ci viene risparmiato: delitti a iosa, stupri, intrighi, vizi e immoralità di ogni genere. La preziosa rilettura che Declan Donnellan compie del famigerato testo originale è tutta sapientemente virata nel grottesco e spiazza, praticamente fin dall’inizio, lo spettatore. 

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TU SEI AGATHA  – Da Marguerite Duras – Adattamento e regia di Lorenzo Ponte – Visto da Adelio Rigamontialla Sala 3 del Teatro Franco Parenti il 10 ottobre 2018 Fino al 21 ottobre

SPIE DAL BUCO DI UNA SERRATURA

Sarà stato per una sfortunata concomitanza di fattori negativi, contigui e interni allo spettacolo, ma Tu sei Agatha, in scena nella Sala 3 del Teatro Franco Parenti fino al 21 ottobre, mi ha lasciato dell’amaro in bocca. Tu sei Agatha, un testo di Marguerite Duras, adattato e diretto da Lorenzo Ponte, narra di un incontro tra Agatha e suo fratello. L’incontro avviene nella villa ormai abbandonata che fu frequentata nell’infanzia e nell’adolescenza da entrambi. Agatha ha deciso di interrompere il rapporto incestuoso che li unisce per seguire l’uomo che la sposerà. […] La libertà, o meglio il desiderio di libertà/liberazione, che dovrebbe o potrebbe sottendere  il testo della Duras, è costretta nell’angusto e infelice spazio della Sala 3 del Franco Parenti tra l’irrimediabile cigolio delle poltrone e qualche inutile e fuori luogo risolino. Lo spettatore […]  è nella condizione di chi spia da un buco della serratura da cui si vede poco e si ascolta tutto. Ha avuto quasi la sensazione di ascoltare un radiodramma il cui testo, nella rielaborazione di Lorenzo Ponte, è spesso ripetitivo col rischio di diventare, per alcuni passi, scontato. La poesia che potrebbe esserci nel testo originale qui… Leggi tutto


Risultati immagini per a testa in giù manzoniA TESTA IN GIÙ  – Di Florian Zeller – Regia di Gioele Dix – Visto da Marina Salonia al Teatro Manzoni l’11 ottobre 2018

PENSIERI DI UNA COPPIA

Apre la stagione teatrale di prosa del Manzoni lo spettacolo A testa in giù che sarà in scena sino al 28 ottobre. Gli attori Emilio Solfrizzi e Paola Minaccioni, diretti brillantemente da Gioele Dix, interpretano un nuovo testo dell’autore francese  Florian Zeller che sembra scritto appositamente per esaltare le qualità comiche e recitative dei due attori.
Emilio Solfrizzi è uno spassoso Daniel, editore affermato, colto e razionale che con la decisione apparentemente innocua di invitare a cena il suo migliore amico Patrick (Bruno Armando) e la sua nuova giovanissima compagna Emma (Viviana Altieri), cade in una profonda crisi personale e di coppia e inizia a provare un senso di frustrazione e scontentezza della propria esistenza mista a  una certa invidia per l’amico che ha avuto il coraggio di cambiare vita.
Paola Minaccioni, preziosa spalla di Solfrizzi, ricopre il ruolo della moglie Isabelle, profondamente contrariata rispetto alla decisione del loro amico Patrick di lasciare di punto in bianco la propria compagna dopo tanti anni di matrimonio per una donna molto più giovane di lui e fermamente decisa a non accogliere in casa propria la nuova coppia. Leggi tutto


Risultati immagini per PARENTI WHO IS THE KINGWHO IS THE KING  – Drammaturgia e regia di Lino Musella e Paolo Mazzarelli – Visto al Teatro Franco Parenti – Sala Grande –  l’11 ottobre 2018 da Claudia Pinelli

I RE SHAKESPEARIANI: IL SERIAL – STAGIONE PRIMA

Al Teatro Franco Parenti con Who is the king vanno in scena le prime due parti di un progetto ambizioso e in divenire: portare in scena le tragedie shakesperiane Riccardo II, Enrico IV parte I e II, Enrico V, Enrico VI parte I,  II e III, Riccardo III.  Quindi un grande viaggio nella storia di Inghilterra, ma anche un importante affresco della natura umana, della sua grandezza e della sua grettezza, con ascese e cadute violente, in cui vengono messe a nudo le dinamiche di un Potere prettamente maschile a cui il femminile fa solo da contorno e controcanto. Tra faide, complotti, tensioni figliali e familiari, tradimenti e voglia di ribellione, assistiamo a epopee che sembrano precursori dei serial televisivi odierni.
Il Re Riccardo II, dallo sconfinato potere determinato da dio, viene destituito brutalmente da Enrico Bolingbroke, da lui fatto esiliare e che rientrerà in patria guidando un esercito di scontenti rivoltosi e salirà al trono, con la complicità di persone di corte e non per concessione divina, con il nome di Enrico IV. Il racconto procede con il Re che dopo anni di regno, ormai vecchio, si trova con un figlio, Enrico anch’ esso, estraneo agli intrallazzi di corte e tutto proteso agli eccessi e divertimenti di un gruppo di amici tra cui il grasso Falstaff.
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Risultati immagini per il nulla the voidIL NULLA – THE VOID  – Drammaturgia e regia di Massimiliano Cividati – Visto al Teatro OutOff  il 16 ottobre 2018  da Adelio Rigamonti

PAROLA D’ORDINE: RIMUOVERE

Fino al 21 ottobre al Teatro Out Off, lo spettacolo scritto e diretto da Massimiliano Cividati, Il nulla – The void, sottolinea come dalle nostre parti ci sia un teatro nuovo, interessante e vitale, che fa del voler far prevalere il linguaggio dei segni, dei gesti, dell’azione sulla parola uno dei suoi caratteri fondamentali.
Molte sedie disposte accuratamente ai lati dello spazio scenico, un divano nero al centro, un tavolo tipo Ikea che viene portato dentro e fuori alla bisogna. Sul lato destro, dietro le sedie, un cassonetto della spazzatura che via via sarà “rifocillato” di tutti i segni e gli oggetti del rimosso.Il tema della rimozione è il perno motore di tutto lo spettacolo e ciò è chiaro ed esplicito fin dall’inizio quando, con gli attori irrigiditi sulle sedie, una voce fuori campo dai ritmi monotoni, monocorde e meccanica ricorda più volte cosa si intenda proprio per rimozione.
Poi inizia una sarabanda di agite, ballate rimozioni. Si rimuove di tutto, […]

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CABARET SACCO&VANZETTI  – Di Michele Santeramo e regia di Gianpiero Borgia – Visto il 19 ottobre al Teatro Fontana da Claudia Pinelli

CABARET D’UN’AGONIA

Ci sono dei passi di danza a introdurre, quasi a ritmare, un racconto a due voci che procederà  drammaticamente in crescendo, e un motivetto, prima solo fischiettato (e ripreso per tutto lo spettacolo) che  riporta agli anni ’20 del ‘900, che diventa una canzone “a cappella” e che mette subito in chiaro che malgrado la recitazione frizzante e i modi che sembrano tesi a sdrammatizzare, il contenuto è forte, pesante, intenso: ” Morti, purtroppo sono morti, di Giustizia sono morti e va bene così. Morti, ammazzati sono morti, bruciacchiati sono morti, allora è andata cosi”.
Il “Cabaret” porta a ripercorrere, attraverso la drammaturgia di Michele Santeramo e la regia di Gianpiero Borgia, l’agonia durata 7 anni di Nicola Ferdinando Sacco e di Bartolomeo Vanzetti, interpretati da Raffaele Braia e Valerio Tambone, arrestati con  l’accusa, falsa, di rapina e duplice omicidio e che verranno uccisi da uno Stato che ne decreterà la morte,  rifiutando ricorsi e  revisioni del processo, sordo all’ondata di indignazione di un ‘opinione pubblica mondiale, che vide nella loro condanna e nella loro esecuzione la persecuzione nei confronti degli immigrati e dei dissidenti politici.  […]

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FINALE DI PARTITA  – Di Samuel Beckett e regia di Andrea Bracco – Visto al Piccolo Teatro Paolo Grassi il 23 ottobre 2018 da Adelio Rigamonti

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CHE SENSO HA ESISTERE?

Finale di partita, brillantemente in scena al Piccolo Teatro Paolo Grassi, è testo che assai improbabilmente potrà in qualche epoca futura divenire vecchio, superato. Non potrà divenirlo perché, al di là degli innumerevoli aggettivi che si sono spesi per cercare in qualche modo di interpretarlo, di spiegarlo, il testo, apparentemente senza senso, ruota significativamente sulla finitezza tormentata dell’uomo. Più che uomini, larve che continuano una partita irrimediabilmente votata alla sconfitta. Il testo e di conseguenza lo spettacolo è agito attorno alla domanda “che senso ha esistere?”. Tutto si svolge, o meglio si consuma,  in uno stanzone, un forse rifugio antiatomico. La luce, il collegamento col mondo esterno, avviene attraverso due finestrelle, in alto tanto da richiedere l’uso di una scala per affacciarvisi, una destra e una a sinistra. Al centro di quello stanzone, privo di mobili, la poltrona a rotelle, una sorta di trono su cui siede il vecchio cieco e malandato Hamm, una sorta di re di un’estrema partita a scacchi che non si vuole rinunciare di giocare. Al fianco di Hamm vi è Clov, una specie di famiglio/servo antagonista e complice allo stesso tempo. Hamm è sempre seduto, Clov in piedi perché un male non definito gli vieta di sedersi. I due, indissolubilmente legati, sono coinvolti in continui alterchi, che […]

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Risultati immagini per le bal al teatro menottiLE BAL – L’ITALIA BALLA DAL 1940 AL 2001 – Da un’idea di Jean-Claude Penchenat – Regia di Giancarlo Fares – Visto al Teatro Menotti il 25 ottobre 2018 da Adelio Rigamonti.

LA DRAMMATURGIA NON DANZA

Fino al 4 novembre al Menotti è di scena Le Bal – l’Italia che balla dal 1940 al 2001 con sedici bravi ballerini sul palco per raccontare attraverso musiche e danze il nostro Paese. Lo spettacolo, pur divertente, veloce e con brio, non convince del tutto perché spesso la musica e le danze non riescono a farsi narrazione o, peggio ancora, drammaturgia.
Lo spettacolo fluido nelle danze subisce alti e bassi narrativi e numerose sono le lacune storiche.
Non ho compreso, soprattutto nei balli introduttivi, questa continua sottolineatura coreografica di piccoli screzi tra le coppie e gli stessi partner. Sciolto e con soddisfacenti risultati narrativi lo scorcio dedicato al periodo fascista,all’occupazione tedesca e all’arrivo degli alleati americani. Forse sarebbe da colmare la mancanza assoluta di riferimenti all’occupazione nazista e alla conseguente lotta di liberazione partigiana a Nord della Linea Gotica.
Nel secondo tempo non sempre è facile individuare i momenti storici indicati nel comunicato stampa e la combinazione dei balli, pur per sé coinvolgenti, sembra seguire solo obiettivi estetici senza fornire chiare chiavi di lettura storico-politiche. Non facilmente individuabili soprattutto il 68, indicato nei comunicati come lotta di classe, e i mondiali dell’82. […]

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Risultati immagini per un cuore di vetro in invernoUN CUORE DI VETRO IN INVERNO – Di e con Filippo Timi – Visto al Teatro Franco Parenti i30ottobre 2018 da Adelio Rigamonti

UN PUZZLE DI CAMMEI INDIVIDUALI

[…]

Nello spettacolo si narra di un cavaliere errante che va a combattere contro il drago delle sue paure, che dovrà sconfiggere per dismettere la corazza e trasformarsi da cavaliere in uomo. Ad accompagnarlo vi sono uno scudiero, un menestrello, una prostituta e un angelo custode. A spanne si può dire che siamo nel Seicento e, come si legge nel comunicato stampa, lo spettacolo è raccontato per stazioni come in una sorta di via crucis o sacra rappresentazione, benché in tono irriverente e giullaresco.
Lo spettacolo appaga sicuramente l’occhio anche per l’efficace, estroversa e composita scenografia. Nel testo c’è sicuramente qualcosa di buono, che spesso rasenta la poesia, ma, benché vivificato dalle parlate dialettali dei singoli personaggi, il linguaggio è più letterario che teatrale e il percorso drammaturgico è frammentario e spesso non facilmente individuabile.
A fine del breve spettacolo si ha l’impressione di avere assistito a un collage di individuali cammei/monologhetti (a caldo ricordo solo un dialogo, quello tra scudiero e prostituta) senza un vero collante drammaturgico e quasi in assenza di regia. Filippo Timi lascia tutto, senza faticare troppo, alla propria innata e riconosciuta simpatia e all’esperienza degli attori che l’accompagnano nel viaggio.

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Risultati immagini per avevo un bel pallone rossoAVEVO UN BEL PALLONE ROSSO – Di Angela Demattè – Regia di Carmelo Rifici – Visto al Teatro Studio Melato da Claudia Pinelli il 30 ottobre 2018

TESTO AFFILATO E CORAGGIOSO 

Il testo di Angela Demattè, che ha ricevuto il Premio Riccione nel 2009, arriva affilato, coraggioso, amplificato dalla scarna scenografia che riproduce un ambiente domestico, familiare: un tavolo da cucina, due sedie, un televisore acceso su immagini in bianco e nero e poi un piccolo soggiorno dominato da uno schermo con immagini dapprima sfocate e che nel corso della rappresentazione acquistano nitidezza.
La regia di Carmelo Rifici, che ha più volte ripreso questo  spettacolo sia in Italia che all’estero, è essenziale e permette di concentrarsi sul confronto serrato tra una figlia, Margherita Cagol fondatrice delle Brigate rosse e suo padre, interpretati in questo adattamento da una bravissima Francesca Porrini e da un veramente convincente Andrea Castelli.
È il racconto del rapporto tra due persone, ma anche uno spaccato reale, nel dipanarsi delle situazioni e degli eventi, di quello che fu un periodo storico ancora tanto scomodo e che qui viene affrontato senza esaltazione o facile condanna retorica, ma messo in evidenza dall’uso e dalla  mutazione della lingua e dei linguaggi utilizzati.
All’inizio é il dialetto trentino parlato da entrambi […]

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