Fino al 19 maggio torna al Teatro della Cooperativa “La molto tragica storia di Piramo e Tisbe che muoiono per amore”. Teatro a Milano di Sonda.Life ripropone la recensione di Adelio Rigamonti pubblicata in occasione della rappresentazione avvenuta al Teatro della Cooperativa nel corso della stagione 2016/17.

LA MOLTO TRAGICA STORIA DI PIRAMO E TISBE CHE MUOIONO PER AMORE

Recensito al Teatro della Cooperativa il 4 novembre 2016 da Adelio Rigamonti

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Da William Shakespeare – Testo e regia di Renato Sarti

… E RESUSCITA LA COMMEDIA DELL’ARTE

Al Teatro della Cooperativa fino al 20 novembre è di scena La molto tragica storia di Piramo e Tisbe che muoiono per amore, testo e regia di Renato Sarti; in scena una scatenata affiatatissima compagnia di comici formata da Federica Fagiani, Milvys Lopez Homen, Marta Marangoni, Rossana Mola, Elena Novoselova e Rufin doh Zéyénouin.

“La risata è una benedizione di Dio: fa bene, è una ginnastica fisica” diceva Aldo Fabrizi. Di questi tempi tesi all’imbroglio e a un tetro musonismo diosolosa quanto si abbia bisogno di questa ginnastica fisica. L’occasione di praticarla ce la danno Renato Sarti e la sua ottima compagnia di maschere sciamannate in questo spettacolo costruito sulle parti comiche di Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.

L’idea di questo spettacolo nasce da un “vecchio” Sogno di una notte di mezza estate  dove la sciamannata compagnia di artigiani che mette in scena la tragedia dei due amanti infelici era costituita da sole donne accomunate dal lavoro in un’impresa di pulizie. Il successo di quelle scene lo ha indotto a sviluppare quello spunto, costruendo una drammaturgia cucita addosso a quello stesso indiavolato gruppo di attrici, cui si è aggiunto l’ivoriano Rufin Doh Zéyénovin, che interpreta un improbabile El Cumenda inizialmente di stampo becero leghista. Rufin dotato di una voce notevole è attore di talento e la sua presenza è sensibile anche quando relegato in un angolo a mangiare per prevenire cali di zuccheri.

Lo spettacolo dai ritmi piacevolmente  folli ci restituisce il gusto della commedia dell’arte, rivisitata e clownesca quanto si vuole, ma necessaria nell’oggi saturo di tristezze e paure. In una commedia dell’arte che si rispetti i personaggi devono essere calcati senza paura, devono diventare maschere e qui maschere diventano ciascuna con accentuazioni proprie a partire dall’uso contrastante di inflessioni linguistiche assai diverse. Maschere che il talento di tutti gli interpreti rende, pur se paradossali e al limite del’irreverenza, plausibili ma soprattutto gradevolmente fruibili.

Le gags e le strampalate invenzioni drammaturgiche sono sostenute spesso da esilaranti performances mimiche: la faccia/maschera dell’isterica signorina Sborovna, ballerina frustrata, di Elena Novoselova,  che gioca abilmente appena sotto ai limiti del “troppo” è davvero una chicca.

Cammei mimico/attoriali sono anche il suicidio con il pugnale-wurstel della vitalissima Lara Mazza di Federica Fabiani con la sua gustosa parlata emiliano-romagnola; il “muro con fessura” della rivoluzionaria Fidelia Castra della cubana Milys Lopez Homen; il leone di Potpourri di una esuberante e perfetta Marta Marangoni che rende perfettamente la maschera dei tanti “sfigati” d’oggi.

Piaciuta anche l’interpretazione della maschera, meno maschera, della Spazzolona di Rossana Mola, che oltre a essere la sfigata regista della sciamannata compagnia mi è importante nell’economia del lavoro nel suggerire e dettare i tempi, non facile, di una resuscitata commedia dell’arte.

Per concludere ricorro a un’altra citazione Risum teneatis, amici? (“Riuscirete a trattenere il riso, amici?” – Orazio, Ars Poetica). Avete tempo fino al 20 novembre  per provare al Teatro della Cooperativa.

a.r.