Il 23 e il 24 aprile al Teatro della Cooperativa ritorna lo spettacolo cult “Nome di Battaglia Lia”. Teatro a Milano di Sonda.Life ripropone la recensione di Adelio Rigamonti pubblicata in occasione della rappresentazione avvenuta al Teatro Ringhiera nel corso della stagione 2016/17.

NOME DI BATTAGLIA LIA

Nome di Battaglia Lia – ATIR

Scritto e diretto da Renato Sarti

 

Per pochissime repliche va in scena al Teatro Ringhiera/Atir di via Boifava  Nome di battaglia Lia, una produzione Teatro della Cooperativa, scritto, diretto e interpretato, accanto a Marta Marangoni e a Rossana Mola, da Renato Sarti. In questo spettacolo, che dopo quindici anni di repliche è diventato un imperdibile cult sulla Resistenza, si ritrova il Renato Sarti, quello che maggiormente mi convince, che rivive e fa rivivere pagine della nostra storia politica, sociale e civile con la seria cocciutaggine del ricercatore di fonti inconfutabili, siano esse tratte da ritagli di giornale, libri o, come per lo più in questo caso, dalla viva voce degli ultimi testimoni.

Si legge sul foglio di sala che  […] all’interno della grande pagina della Resistenza, il quartiere di Niguarda a Milano e le donne dei suoi cortili ebbero un ruolo particolare. Niguarda si liberò il 24 aprile 1945, con un giorno di anticipo su Milano. E fu proprio in quel giorno che si consumò uno degli episodi più tragici della Liberazione della città: colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti sulla via della fuga, moriva – incinta di otto mesi – Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, una delle figure più importanti del Gruppo di Difesa della Donna. […]

Da una storia solo apparentemente periferica Renato Sarti trae un vasto affresco, assai ben supportato da documenti e interviste, sulle donne nella Resistenza, che va ben oltre i limiti territoriali di un quartiere, pur significativo, come il Niguarda.

Dello spettacolo che ben supera, soprattutto per la gran prova attoriale delle due interpreti Marta Marangoni e Rossana Mola, i limiti strutturali e didascalici del cosiddetto teatro civile, impressiona quel velocissimo ed efficace alternarsi di ritratti e storie partigiane: sono sufficienti due sedie sopra ad altrettanti tavoli, a sinistra la Mola, a destra la Marangoni, una luce che illumina ora una ora l’altra, e ci sfilano negli occhi e nel cervello momenti e figure alte della nostra storia, di eroi e soprattutto eroine della porta accanto, della quotidianità, quasi sempre dimenticati dalla storia ufficiale.

Un testo che scorre veloce, leggero, e che per molti tratti è capace di suscitare anche risate, un testo decisamente teatrale anche per alcune intuizioni registiche felici: la bella scena del concitatissimo batti e ribatti tra Renato Sarti e Marta Marangoni sul soppalco in fondo al palcoscenico e da sempre esemplare il gran sotto finale in cui due biciclette affiancate con le ruote all’insù e accanto le due attrici che muovendo le ruote, pedalando con le mani, narrano con grande intensità i momenti immediatamente precedenti alla tragica fine di Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia. Da sottolineare come nel succedersi di anni di repliche la Marangoni e la Mola siano molto cresciute e si trovino a meraviglia.

Suggerirei, invece, di porre qualche rimedio all’incerta e non ben visibile proiezione del filmato che ripropone la parte terminale del percorso delle due staffette partigiane nei pressi dell’ospedale di Niguarda.

Spettacolo da vedere e spiace che ormai venga tirato fuori solo come momento di celebrazione della Resistenza, perché per la teatralità del testo e per la bravura delle due protagoniste meriterebbe una maggiore programmazione.

a.r.